I prodromi della masturbazione

Oscenità varie

La narrazione del sesso. Esiste la vanteria da bar che, macinati da anni di matrimonio, può raggiungere vette inusitate di volgarità – «Oh, ieri… doppietta!» –  la stessa che saggiamente sconsiglia Tenco in Io sono uno; esiste la riservatezza totale, fondata su un’idea di privacy che, sinceramente, mi fa pensare a riti dionisiaci con animali (consenzienti, siamo civili) da celare. Esiste lo sminuirsi – «Noo, ma che vuoi che ci abbia fatto… Sono vecchio ormai» – tipico di chi sappia il fatto suo ma, con eleganza, la butti sull’ironia o di chi, maliziosetto quanto mai, vuol dire senza dire cioè, alludendo. Che categoria mi sto scordando? Molte, perché le sfumature di non solo grigio sono, fortunatamente, sterminate; fra queste, la mia, che consiste ancora nello sminuirsi perché, semplicemente, corrisponde a verità.

Quale mistero, far corrispondere il corpo a un altro corpo. Quando si sviluppa nell’essere umano, questa consapevolezza? In continuità con la categoria alla quale appartengo sulla narrativa della prestazione, il mio know-how è stato tardivo. Di solito, il desiderio è all’inizio una nebulosa tutta da scoprire, e la si modella, la si rende intellegibile ai sensi attraverso uno studio – spesso matto e disperatissimo, come scriveva Leopardi – del proprio corpo.

L’aiuto è fornito dalle immagini, che sono ovunque: in tv, sulle riviste, o sui manifesti pubblicitari, come s’immaginava Fellini mentre un coretto cantava Bevete più latte! Il latte fa bene! e un’Anita Ekberg gigantesca mozzava il fiato a Peppino de Filippo; oggi, col web, riviste come Scorpio, Lancio story, hanno perso il loro appeal, e lo ha perso in generale quel senso di ricerca, per forza di cose più personalizzata, che l’istinto richiede e richiedeva; troppo facile, insomma: ma sfido chiunque a non ricordarsi il momento in cui si è reso conto che l’inaccessibile si faceva, di colpo, a portata di mano (please, non è un gioco di parole).

Naturalmente, l’aiuto migliore per cominciare a capire l’esistenza del sesso, rimane quel coraggio e quella fantasia che De Gregori assegnava a un buon calciatore di domani. Per quanto mi riguarda, ricordo come data di comodo ‒ così come lo è il 1492 per l’inizio dell’era moderna ‒ un sogno, che mescolava la fantasia della Leva calcistica alle immagini di Drive-in: una Carmen Russo gigante (felliniano anch’io?!), stesa a mo’ di Maya desnuda, sulla quale molti piccoli uomini tentano la scalata, riuscendovi. Nella realtà l’allora ricciolona non mi piaceva, perché nonostante l’inequivocabilità delle forme aveva un viso buffo, più che erotico, consequenziale all’utilizzo da oca rossa e giuliva che la tv esigeva da lei; in questo senso, una grande professionista. Nel senso precedente, il mio personalissimo 1492. (Lu po)

Drive in – 30 anni

Price: EUR 42,08

4.0 su 5 stelle

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