I post it sul frigorifero degli Europei (appiccicati fino a domenica 3 luglio)

Storia e attualità

Non abbiamo chance. Siamo una squadra di raccattati, Marchisio s’è fatto male, Conte pensa già al Chelsea. Dove vuoi andare con gente come Eder o Giaccherini?!

Sento che vinceremo.

Io però GiaccheriniGiaccherinho! – lo amo, in verità. Dico che non si può puntare su di lui, tutto lì. In attacco non c’è nessuno veramente all’altezza e Insigne è ancora un po’ troppo scheggia impazzita.

Impossibile passare il turno.

Stavolta non lo dico, ma so dentro di me che è la volta buona: l’Europeo sarà nostro!

Ahahahha, i talentuosissimi belgi, con quei capelli a gatto soriano! Questa sì che è una lezione. «Fellaini??»  «Ehh?!» « Puppaaaa!!!!!!» (scusate. Tipico esempio di supercazzola alla livornese. Stavolta ci voleva). Ok, ci siamo: ce la possiamo fare. Non davo una lira a questa squadra, invece è una squadra. Eder, che appena arrivato all’Inter è morto sportivamente, qui fa un duro lavoro, ha tutto il mio rispetto. Giaccherini è un gran giocatore truccato da Pollicino: che gol da fuoriclasse! E che goduria, l’altro gol a bazooka di Pellè! Alla Vieri, vecchio e indimenticato bisonte: la palla viene davvero INSACCATA- boooooooom! Va detto: Conte, colla sua veemenza spaccapanchine e la bocca sanguinante, ha creato un gruppo; il resto, lo fa chi ha già sulle spalle l’esperienza di potersi sobbarcare le parole grosse: Vincere una Champions; vincere un Europeo; vincere un Mondiale. Buffon, Barzagli, Chiellini, De Rossi: loro possono pronunciare tali affermazioni senza tremare, insegnando agli altri questa attitudine. E Bonucci sembra averlo imparato da sempre. Parolo è una rivelazione ed è diventato la coscienza di Conte in campo. Candreva è da anni fra i migliori italiani in circolazione. Bene, bene!

Io ho sempre paura che quando facciamo un gol poi, da italiani quali siamo, ci gasiamo, ci distraiamo, e gli avversari ci pareggiano. Un classico.

Credo sia finita l’era di Ibrahimović. Eppure, Mourinho lo aspetta al Manchester United. Non mi piace una scelta come questa, quando una squadra va ricostruita. Ma lo Zingaro è lo Zingaro – è giusto che finisca così come ha iniziato. Magari vincerà uno scudettino anche in England. Devo riconoscergli la coerenza calcistica. Ed è triste che non abbia segnato, al suo ultimo Europeo.

Devo riuscire a capire chi, un giorno, abbia sguinzagliato Mazzocchi per gli uffici della Rai. Devo capire chi ha dietro. Il suo ostentato tentare, senza buon esito, la carta della simpatia, mi stuzzica la voglia di strangolarlo.

D’altronde, mi ricordo bene il biscottone scandinavo quando eravamo agli Europei col Trap! Svezia, Ibra, fottetevi!!! E poi venite a darci lezioni di educazione civica. Quello fu un biscotto, punto e basta!

Odio che l’Italia perda, sempre. L’Irlanda: perché perdere con l’Irlanda??!!! Strategia? Provare ad arrivare secondi per entrare nella parte facile del tabellone? Ma ormai siamo primi, abbiamo battuto il Belgio e la Svezia, non ci sono alternative. Non è sopportabile. E l’Irlanda, si può adesso vantare d’essere fra le quattro nazionali che ci ha battuto in tutte le manifestazioni importanti. Certo, quando accadde con Sacchi ai Mondiali, poi arrivammo in finale: la Cabala vuol dirci qualcosa??! Che saremo in finale per la seconda volta di fila agli europei, ma riperderemo? O che ci saranno fatali i rigori? O che Conte perderà i capelli nuovi e tornerà ad averli come avrebbe voluto la Natura, ovvero proprio come Sacchi?!

Finisce l’era di questa grande Spagna. Noi ci vendichiamo; facciamo una bella partita; riusciamo a controllarla, con altra bazookata finale di Pellè. Io ho visto la partita da solo e, sul secondo gol, ho urlato molto, moltissimo; moltissimissimo.

Onore a Iniesta, un giocatore fantastico che avrebbe meritato almeno uno dei Palloni d’oro dati a Messi: quando la Spagna vinse il Mondiale, non darlo a lui (o a Xavi) è stato scandaloso.

La faccia di Del Bosque. Uno che la sa lunghissima: sapeva. E sapevamo anche noi italiani che ce l’avremmo fatta; lo sentivamo, e stavolta non, nello scenario mentale che passa di attimo in attimo dal disfattismo assoluto alla convinzione di vincere anche contro i mostri di Vega. Perché in poche partite siamo tornati temibili ed abbiamo ottenuto il rispetto degli avversari. Com’è strano, il mondo. Obiettivamente, non è una nazionale da grandi numeri, eppure ci siamo di nuovo collocati dove dovremmo essere sempre: fra i favoriti; fra i possibili vincitori secondo i bookmakers inglesi.

Sì, l’Islanda è simpaticissima, lo so, lo so. Per questo LA ODIO! Quelli per cui tifare perchè sono il piccolo miracolo. «Ahh, che bello, se vincesse!». Come? No, no. Già la Grecia è stato un fantastico scherzetto. La loro popolazione, come si sa, è quella di una città italiana; un po’ più di Padova, diaciamo. Chi non è un giocatore di calcio, o è Björk, o un componente dei Sigur Rós o degli Of Monsters and Men. Mi chiedo cosa facciano nella vita i restanti otto islandesi non famosi.

Che vergogna, l’Inghilterra! Brexit #2.

In fondo Conte è molto inadatto al ruolo del c.t., perché lui deve macinare continuamente. Si strugge, sennò. Ma paradossalmente è perfetto per una manifestazione come i mondiali o gli europei, perché si consumano nel volo di una farfalla. Un’unica irrefrenabile corsa e viaaaaaa!, verso l’Infinito ed oltre. Sarebbe necessario, semplicemente, ridare alla nazionale lo spazio che merita, che non dovrebbe dipendere dai club. Questa subigione di matrice economica la disprezzo con tutto il mio cuore.

E poi va riconosciuto a Conte, ormai, d’esser un allenatore, dopo questa prova. Comunque vada. non è più legittimo affermare sia stato un uomo da simbiosi quasi erotica con la Juve, che col suo entusiasmo ha fatto rifiorire la zebretta torinese dai piazzamenti degli ultimi anni, prima della sua breve e vincente era.

La Croazia. Gli slavi in generale. Talento a palate, ma poca concentrazione, o poca unione, o mancanza di disciplina. Eppure, stavolta erano una squadra coesa.  L’inquietudine, però, ha vinto su di loro, ancora una volta. Era fra le mie favorite per la vittoria finale: Modrić, Periŝić, Rakitić; tecnicamente, forse il collettivo migliore della competizione, più del Belgio, più della Germania. Ma sono così – c’è anche qualcosa di italiano, in tutto questo – a volte, hanno la giornata in cui cadono in un bicchier d’acqua.

Mi piace che la Polonia e l’Ungheria abbiano fatto una bella figura. Le squadre con un grande passato, come quella magiara, vorrei tornassero agli antichi splendori: ne ho un’immagine estetica bellissima. E le due nazioni sono accomunate da una nobile tradizione nella scherma, puro travaso fra i nobilati decaduti, le genti d’alta schiatta, e lo sport: ancora una volta, bellissimo dal punto di vista estetico. Con orgoglio, so che Livorno è una delle grandi scuole della scherma. E da abitante della provincia labronica, mi sento orgoglioso per transfert, vedendo polacchi e ungheresi  che fanno una bella figura agli europei.

Che risate mi faccio col Belgio!!! Eppure, non sono nuovi a una tradizione calcistica: Scifo, Ceulemans, Gerets; lo stesso Wilmots. Negli Ottanta, una finale europea (in Italia) e una semifinale mondiale. L’Anderlecht; un po’ dopo, il Malines. La finale in Coppa Campioni del Bruges. Evidentemente, uno iato temporale separa questa tradizione dai nuovi diavoli rossi, che non hanno saputo essere squadra quando contava. Questi ragazzi, simbolo della multiculturalità cui l’Europa si dovrà sempre più abituare, altissimi nel ranking della Fifa, battuti dal Galles! Non danno l’idea di quei tipi capaci ma anche presuntuosi che un po’, perversamente, ti fanno godere, se vengono presi a calci?! Avete visto i primi piani di De Bruyne, incredulo, che non si capacitava di come l’Italia operaia stesse spappolando sia lui che Hazard o Witsel?!

Bale è un grandissimo giocatore. É meno mediatico di altri e gioca in una squadra in cui non può essere l’unica star; ma è davvero uno dei migliori giocatori al mondo, da alcuni anni. Aver dato ai suoi compagni gallesi la forza della sua forza e calcisticamente – quindi, epicamente ed esteticamente – grandioso. PS Anche il nome è fantastico; mi fa impazzire. Gareth Bale: pensateci, sembra il nome di un supereroe in incognito, di un genio matematico ebreo, o di un criminale efferato e raffinato alla Hannibal Lecter. Se il Wales battesse il Portogallo, non mi stupirei.

A proposito di grandi giocatori (Cristiano Ronaldo), vuoi vedere che stavolta il Portogallo, complice la parte buona del tabellone e coi riflettori non accesi su di sé – stavolta non partiva come una delle squadre da tenere davvero in considerazione, nonostante CR7 e un decente collettivo – almeno in finale ci può arrivare e, forse, fare anche uno scherzo a tutti? Trovo molto importante che, per una volta, l’impomatata icona gay del Real  possa subire un po’ meno lo stress da dimostrazione. Ricordo l’europeo giusto per la vittoria dei portoghesi, che infatti giunsero in finale: la suddetta star era giovane e invincibile, Scolari era il c.t., Figo e Rui Costa ancora giocanti, Deco nei suoi (pochissimi) anni belli. Ma la Grecia sconvolse le regole dell’Universo, quell’anno, con un capolavoro a tavolino scritto da Rehhagel e dallo spirto greco, da sempre indomito, miscelato fra un passato gloriosissimo e la durezza contadina della roccia, dove non può brucare nemmeno la capra né crescer possono le olive.

D’accordo. Stavolta la bestia nera della Germania – Noi – non ce l’ha fatta. La Krante Cermania, Löw in testa, s’è presa una bella soddisfazione; that’s life! Sono forti, chi dice nulla?! Ma siamo stati pari ai Campioni del Mondo con una squadra che sulla carta doveva prendere scapaccioni da tutti. Capisco, adesso, che i rigori di Zaza e Pellè diventino fenomeni virali. Sono stati guasconi, hanno sbagliato e adesso pagano; ma magari, è stata’insicurezza mascherata, non una pura guasconeria. Oppure, sì! Ma fino a quel momento, Pellè in particolare, avevano dato tutto a questa squadra. Mi dispiace, che rimarrà di loro questo ricordo e non, tutto l’impegno.

Delle lacrime di Buffon, scommessista compulsivo ma soprattutto fra i più grandi portieri di sempre, o di Barzagli – una vita in sordina eppure, si sarebbe meritato di entrare nella lista del Pallone d’oro per almeno le volte in cui c’è entrato Sergio Ramos, e dico almeno! – che devo dire? Che in questi casi mi sciolgo e amo l’Italia con un’ottusità così profonda che ci si potrebbe attraversare la terra, sbucando ad Auckland per cogliere qualche fogliolina d’eucalipto.

E adesso, la ventura dell’avventura con Ventura. Adatto, credo, a fidelizzare: un mio amico mi disse che in ogni club chiamava sempre gli stessi: chiamava i suoi. Come Barreto. Io, da amateur incompetente, mi segno queste perle di saggezza e osservazione; poi deduco. Il low profile, il disincanto, il gusto pe la battuta possono essere anch’essi, adatti al ruolo di allenatore della nazionale: non lo vedo struggersi come è capitato di certo a Conte in questi due anni. Ma non deve rivelarsi un’arma a doppio taglio: l’Italia non è mica il Bari o il Torino! Se sarà capace di sostenere il verbo vincere, lo scopriremo solo viveendooo-o-o-o.

E la Francia? Comunque, è il paese ospitante. Per Deschamps, o bene bene o male male, perchè ha fatto scelte forti, dando così il suo marchio indelebile a ciò che sarà una Austerlitz o una Waterloo: ha escluso Benzema e Valbuena (capisco, c’è uno scandalo di mezzo) Lacazette, Kondogbia, Gameiro (dopo un’ottima stagione al Siviglia). Ha richiamato Gignac che ora gioca in Messico. Con Payet, ad esempio, sembra già aver vinto parte della sua sfida. Al di là di questo marchio, Pogba dovrà cominciare a dimostrare se è fortissimo o se è fortissimo ma anche portatore: cioè colui che, in grazia delle proprie doti, indica la strada. Zidane non era solo formidabile, era soprattutto un Mosè, così come lo fu Maradona, che addirittura vinse il mondiale senza avere al suo fianco né Thuram né il resto della Francia Champagne dei fine Novanta. Ciò che in fondo, nonostante sia indubbiamente un giocatore incredibile, non è finora riuscito a Messi.

Dai, vince la Germania.

E se vincesse il Portogallo?

La Francia ospita e, se batte la Germania, nessuno la potrà fermare.

Sono anni strani: è la volta di regalare il red carpet a squadre come il Galles o, addirittura, l’Islanda: un modo per ricominciare tutto daccapo, per ribaltare il mondo, per dare un messaggio universale attraverso il calcio!

Che fatica, che sofferenza infinita, perdere tutte queste volte ai rigori! E ora si ricomincia: come diceva Muccino Jr prima di credersi Marlon Brando e Hemingway insieme: «Che ne sarà di noi?!».

Cristiano Ronaldo con meno pressione e l’ascesa di giovani come Sanches: è la volta dei portoghesi.

Comunque, la Germania è sempre lì, eh!.

Credo che la Francia, patriottica com’è, non potrà permettere a se stessa di non vincere.

Non posso sbagliare previsione: ho le idee chiarissime.

PS finito di scrivere, guardo sul telefonino – Ah già!, c’è un quarto di finale proprio ora – e mi accorgo che la Francia (per ora) ne ha fatti 4 all’Islanda. Qualche sera fa un Qualcunonnsonn (che tautologi, questi islandesi: vogliono precisare che sono tutti figli di qualcuno) ha affermato che «Noi islandesi siamo così, quando vogliamo una cosa ce l’andiamo a prendere!». Certo, è uno strano desiderio farsi sfondare di gol dai Galli però, che coerenza! Li volevano e se li son presi! Grandissimi. E comunque, niente è ancora detto: potrebbe essere l’anno dell’Islanda, lo sento. Partita finisce quando arbitro fischia. (Lu Po)

 

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