Grunge is dead

Letteratura

È raro trovare un libro sul grunge non focalizzato sui Nirvana; Greg Prato si tuffa abilmente in questa missione impegnativa, illuminando tutto lo scenario musicale dello stato di Washington.
Grunge is dead utilizza la forza delle testimonianze dirette di musicisti, promoter, fotografi e discografici, costruendo ad arte una timeline del Seattle sound: dal magma policromo dei primi anni 80 fino al discusso fenomeno del post-grunge.
Leggere analisi approfondite su Green River, Thrown Ups, Tad, Malfunkshun, Fastbacks e The Fluid – band seminali per un movimento in realtà molto ampio (musicalmente e geograficamente)-  è liberatorio; finalmente quel sottobosco determinante per la nascita del grunge viene riconosciuto e premiato.
Grunge is dead è un testo emozionante e vivo; cronaca di passione, amicizia e voglia di supportarsi a vicenda per un amore puro verso la musica.
Il resoconto corale crea una disamina certosina ed illuminante, narrata dai personaggi fondamentali della scena di Seattle, spesso rimasti nella penombra quando il tornado mediatico del grunge perse forza con la morte di Kurt Cobain. Nel giro di pochi anni, tra vagonate di soldi piovute dal cielo, major impazzite nella ricerca ossessiva nella next big thing ed i servizi di Vogue sulla moda grunge, tutta l’empatia andrà a farsi friggere, talvolta in competizioni di cattivo gusto tra fratelli di sangue, talvolta in un cucchiaio.
Un libro consigliatissimo e fondamentale per comprendere fino in fondo uno dei movimenti musicali e culturali più influenti del ventesimo secolo.

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