Storia e attualità

Giovanardi e il “cuscino rosso” di Aldrovandi

Update: Il 7 luglio Patrizia Moretti, madre di Aldrovandi, ritira le querele contro Giovanardi motivando così il suo gesto: “Ritiro le querele perché sono convinta che una sentenza di condanna non potrebbe cambiare persone che, da quanto capisco, costruiscono la loro carriera sull’aggressività e sul rancore. Non ci potrà mai essere un dialogo costruttivo, perciò addio”.

La giunta per le immunità del senato ha appena votato l’autorizzazione a procedere nei confronti del senatore del Ncd-Ap Carlo Giovanardi.
Per il parlamentare modenese si avvicina quindi la possibilità di affrontare un processo per diffamazione aggravata per le dichiarazioni legate alla morte di Federico Aldrovandi, ucciso a Ferrara la notte del 25 settembre 2005 da quattro agenti di polizia durante un semplice controllo.
Nel 2013, all’interno della trasmissione radiofonica La Zanzara, il politico commentò la foto scattata al cadavere del giovane (nelle ore seguenti all’omicidio) con un infelice “Quella foto che ha fatto vedere la madre è una foto terribile, ma quella macchia rossa dietro è un cuscino. Gli avevano appoggiato la testa su un cuscino. Non è sangue
Giovanardi ha dimostrato di padroneggiare alacremente la dialettica politica post-Berlusconiana negando più volte la frase, per poi salvarsi in corner (malamente) sostenendo “Quella foto è stata scattata 52 ore dopo la morte di Federico Aldrovandi – ha aggiunto il senatore – come documentato dal perito dei pubblici ministeri. Quello che emerge dietro di lui è un mix di sostanze, enfatizzate dal cuscino: quando un corpo viene tenuto sul tavolo dell’obitorio si sedimentano fluidi, materiale ematico, definibile in vari modi, accentuato dalla postura. Quella foto non c’entra niente con le cause della morte di Aldrovandi“. Per smarcarsi dalle critiche ha tirato in ballo un grossolano misunderstanding costruito ad arte dal tritacarne mediatico.
Verba volant, scripta manent, questo Giovanardi lo sa benissimo, e la decisione di non porgere delle doverose scuse a Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi, fa il pari con l’ostinazione attraverso la quale continua a parteggiare a senso unico per “il dramma di quattro poliziotti la cui vita è stata rovinata da quel tragico episodio senza nessun comportamento doloso da parte loro”.
Dopo un processo farsa che ha visto la difesa comportarsi costantemente da accusa, tra punte surreali di vittimismo e tentativi di umiliazione nei confronti di Patrizia Moretti (dipinta come madre degenere, genitrice di un violento drogato psicolabile), Giovanardi (per l’ennesima volta) non ha fatto tesoro del vecchio adagio “conta fino a dieci prima di parlare” combattendo una guerra scellerata contro una famiglia distrutta dal dolore.

CondividiShare on FacebookTweet about this on TwitterShare on TumblrShare on Google+Email this to someone
1 Comments
Leave a response
  • mattia
    3 aprile 2015 at 19:15

    e la marcia nuziale di tutti è un aereo che passa e lascia una scia che divide il cielo da quelli buoni e da quelli che han bisogno della polizia (tipo Giovanardi?)

Leave a Response