Gilberto Gil: intervista – seconda parte

Musica

Nel tuo nuovo album c’è una canzone di cui ho apprezzato molto il titolo, che è “A faca e o queijo” (“il coltello e il formaggio”). Mi pare che tu abbia voluto scegliere due elementi semplici, che appartengono al popolo, per parlare di una cosa che così semplice non è, ovvero l’amore.

E’ così. In verità ho usato questa espressione per fare una canzone d’amore dedicata a mia moglie, perché già lo avevo fatto… ho voluto fare un seguito di quel che fu “A linha e o linho” (“la linea e il lino”), che ho scritto per mia moglie Flora, sulla linea che tesse i bordi, che costruisce i motivi, il disegno, e tutte le cose della nostra vita in un tessuto che è il lino. Io sono il lino, e lei la linea. Con questa nuova canzone ho voluto riprendere quel concetto con una nuova espressione popolare, usando il concetto dell’atto del tagliare, analizzando la parte mascolina del coltello e la femminina del formaggio, che è l’opposto del reale, poiché in brasiliano “a faca” (il coltello) è un termine femminile, mentre “o queijo” (il formaggio) è maschile, ma in verità è esattamente il contrario, è “a faca” a esser mascolina, fallica, e il formaggio a esser femmineo.

C’è una musica che ancora non hai scritto, un’immagine che è nella tua mente ma che ancora non sei riuscito a rendere parola?

(Sorride) No… no, non ho questo problema, ho il problema contrario, ho carenza di immagini nuove, voglio sempre avere nuove cose da scrivere. Anche se ho scritto molte cose, voglio continuare a farlo; in questa tournée, ad esempio, ho cominciato a comporre tre canzoni che terminerò una volta arrivato in Brasile. Adesso, la difficoltà è decidere di quale argomento parlare, di che cosa scrivere, come trattare un argomento, dove trovare nuova originalità nelle frasi e capacità di seduzione nella melodia e nel testo. Questa è una di quelle motivazioni di cui abbiamo parlato all’inizio, è proprio il “mondo della creazione” dell’artista, il fatto che sia sempre aperta la possibilità di una nuova visita della Musa… o una nuova visita alla Musa (ride).

Hai collaborato con molti artisti diversi: ho trovato un tuo video in cui, da giovane, suoni con Stevie Wonder.

Ah, “Desafinado” (il brano di cui si parla, ndr). Eravamo in un hotel, a San Paolo, e Stevie era arrivato in Brasile per una tournée; mi aveva invitato a cantare insieme. Ci stavamo preparando per lo show, ero arrivato in città per visitarlo, per passare del tempo con lui, e quella è stata un’improvvisazione.. lui adora la musica brasiliana, la bossa nova… e mi son ricordato di “Desafinado“, ho cominciato a suonare, e lui mi ha seguito.

Ci sono artisti con i quali ti piacerebbe collaborare, o ti sarebbe piaciuto?

Io ho fatto già molti lavori con vari colleghi, anche un bel un disco con Jorge Ben, e devo dire che mi piacerebbe molto realizzare un nuovo lavoro con lui, un altro disco.

E per quanto riguarda gli artisti italiani? Conosci già Fiorella Mannoia, ci sono altri grandi artisti che fanno o hanno fatto musica brasiliana, come Barbara Casini o Stefano Bollani.

In passato ho avuto molto desiderio di far qualcosa con Pino (lo chiama proprio così, per nome, riferendosi a Pino Daniele, ndr), e sono riuscito a fare uno spettacolo con lui a Viareggio: mi sarebbe piaciuto ampliare quel lavoro. Lui è molto “ritmico”, e ama variare sempre stili e generi.

A proposito di questo, anche nel tuo ultimo album ci sono varie tendenze: alcune sfumature che esplorano il rock, con uso di chitarre distorte, c’è del reggae, ci sono ritmi africani, musica afro-bahaiana, ci sono ballate, musica nordoestina: non sempre questo, per quanto brutta possa risultare l’espressione, permette di vendere, di inserirsi bene sul mercato discografico: a volte il non scegliere uno stile di riferimento, un marchio di identificazione, si paga con vendite inferiori a quelle previste.

Io non sono mai stato un grande “venditore”, non mi sono mai preoccupato molto di questo. Per me il disco è sempre stato un mezzo di promozione per gli show, per il live, per far sapere alle persone che sto lavorando e che potranno vedermi dal vivo. Ho alcuni dischi che hanno avuto un “fuoco” più preciso, più definito su uno stile particolare, come “Refazenda“, che è quasi tutto nordoestino, ma anche quello non era, a pensarci bene, un album così ben definito, anche lì ci sono brani pop, ci sono ballate, stesso discorso per “Refavela“, album africano e afro-bahiano, ma anche quello con molte variazioni… Anche nel nuovo album, sono presenti variazioni linguistiche, con brani in francese e spagnolo. Questo viene dal mio lavoro in giro per il mondo. Per quanto riguarda la Francia è stato il paese che, quando ho cominciato a suonare in tutto il mondo, mi ha immediatamente accolto, ha subito risposto al mio lavoro: sono rimasto legato da un sentimento di affetto, di amore, per la Francia; stesso discorso per l’Africa, che ha una grande parte francofona, luoghi dove la musica esplode in una forma straordinaria, ed è stato per questo che ho iniziato a scrivere in francese. In realtà, la prima musica in francese che ho scritto fu da richiesta del movimento SOS Racismo, diretto da un francese di origine africana, alla cui base stava il messaggio “non discriminare”,”non segregare”; da quella ne sono venute altre, e nell’ultimo c’è “La Renaissance Africana“. E’ una lingua con cui mi trovo bene nella scrittura, e oggi scrivo tanto in francese quanto in inglese. Con lo spagnolo ho ancora da lavorare, ho un progetto in corso, e in italiano ho soltanto la versione di una mia canzone, “A Novidade“, che diventa “La novità” , fatta da un amico che vive a Roma. E’ una versione fatta molto bene, è fedele alle mie parole, è una traduzione, e rispetta la metrica e le rime originali. A un certo punto dice “sotto mentite spoglie”… che cosa vuol dire?

Può significare “che cerca di nascondere la propria identità”, riferito a qualcuno che simula.

Gilda (chiama Gilda Mattoso, sua agente, ndr), fai una fotocopia della canzone per lui! Così la impari a cantare (continua a canticchiare la canzone). E’ una buona traduzione, immagina quanto è reale la frase “quanta disparità, il mondo in due metà”! (p)

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