George Saunders, un meraviglioso Dieci Dicembre

Letteratura

Pubblicato in Italia da Minimum Fax nell’ottobre del 2013, Dieci Dicembre, del texano George Saunders, stravinse nella mia personalissima classifica dei libri che in quell’anno amai e consigliai di più, e mi fece decidere che lo stesso Saunders meritava ormai di diritto di entrare a pieno titolo nella Top Ten degli scrittori che avrei voluto – e vorrei – come migliori amici – e attualmente promette di scalare ulteriori posizioni in brevissimo tempo, non fosse altro che quelli che per adesso lo precedono si mantengono irreperibili, come David Foster Wallace (il quale, a proposito, amava Saunders alla follia), Josè Saramago e Dante Alighieri.

Conobbi George Saunders tramite Il Megafono Spento, e –posso dirlo? – lo trovai solo in parte interessante, ché insomma del spegnete la tv ed accendete il cervello ne siamo subissati più di quanto lo siamo dalla televisione stessa, motivo per il quale l’avvicinamento a Dieci Dicembre avvenne all’epoca con una certa diffidenza, vorrei dire con un qualche sospetto; ed invece mi riscoprii a terminare Giro d’onore, il primo dei racconti del libro, e ad aver necessità concreta di suggerire a chiunque mi si presentasse davanti di leggere l’intera opera, e anzi di comprarla, che George Saunders si meritava e ancora merita i vostri soldi.

Proseguii nella lettura sperando che questa mai potesse finire, che i racconti e le pagine si moltiplicassero d’incanto e mantenendo la stessa intensità – ok, userò il parolone: genialità -, e terminai l’ultima pagina sperando un giorno di divenire professore alle scuole superiori per poter assegnare ai miei alunni il tema “600 motivi o più per amare Dieci Dicembre di George Saunders” ed assegnare belle note di demerito a quegli studenti –presumibilmente tutti – ignari di chi sia tal Saunders, e magari rimandarli a settembre con l’obbligo di riuscire, durante i mesi estivi, a comporre un saggio a me destinato che possa riuscire a farmi incondizionatamente amare Il Megafono spento.

Per voler bene a questa raccolta del texano, invece, non serve davvero nessuno sforzo: aldilà di ogni possibile  – e nel caso di Saunders sia abusatissimo sia effettivamente credibile – paragone con Kurt Vonnegut, la vena futuristico-esistenziale dell’autore è la stessa che già conosciamo, così come si mantiene intatta la straordinaria capacità di tratteggiare i contorni di una sorta di presente alternativo a quello nel quale siamo immersi, introducendo nel quotidiano elementi extra-ordinari, non prevedibili se non da una mente visionaria.

I personaggi che abitano i dieci racconti della raccolta, a cominciare dall’irreprensibile Kyle Boot di Giro d’onore per terminare con l’aspirante suicida del racconto finale che dà il titolo al libro, oltre che gli spazi nei quali essi si muovono – e davvero non è possibile non menzionare come Saunders sappia fondere la piattezza della provincia (presente nel già citato Giro d’onore, o in Le ragazze Semplica) con gli avveniristici luoghi teatro di esperimenti medici (Fuga dall’Aracnotesta) o smercio di sostanze difficilmente definibili (Casa)- sono i mezzi tramite cui l’autore ci parla della nostra società, del nostro quotidiano relazionarsi con essa  ed al suo interno, ed allo stesso tempo di quanto le sensazioni, e non più la razionalità del pensiero, siano strumenti d’interpretazione delle nostre vite.

Bene, tutto questo per dire che Dieci Dicembre, ci trovassimo ancora nel 2013, lo consiglierei senza troppi dubbi come mio libro dell’anno. (Paolo)

 

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1 Comments
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  • Lu Po
    13 giugno 2015 at 3:09

    Gentilezza sì, egoismo basta, ragazzi che hanno abituato all’idea che farsi i cazzi propri sia un valore, e che l’unicum di ogni persona sia regolato dal metro di Amici: Voi direte: ma io che c’entro, non l’ho mai visto?! Io ti dico: c’entri, fino ai capelli.

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