George Pell vs Richard Dawkins

Storia e attualità

Secondo una nota sentenza, La causa principale dei problemi è che al mondo d’oggi gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi. La frase è di Bertrand Russell, padre spirituale di chiunque nel Novecento abbia posto la ragione e la scienza al centro del proprio pensare.
Uno dei suoi nipotini, il biologo inglese Richard Dawkins, autore de Il gene egoista” e L’illusione di Dio”, nella puntata del 10 aprile 2012 del talk show australiano Q&A, si trovò a sostenere le ragioni della scienza contro quelle della religione, sostenute dall’allora arcivescovo di Sidney, il cardinale George Pell, che qualche mese dopo Bergoglio nominerà prefetto della novella Segreteria per l’economia, un’equivalente vaticano del ministero dell’economia.

Da qualche anno, ormai, il cardinale Pell appare con regolarità nelle cronache, e precisamente da quando un’inchiesta governativa australiana ha iniziato a indagarne le responsabilità nell’insabbiamento di numerosi casi di pedofilia avvenuti tra gli anni Settanta e il 2001 nello stato di Victoria, e in particolare a Ballarat, sua città natale. In totale 853 denunce, con 281 preti accusati di violenze sessuali su minori. Chi volesse fare il confronto con i numeri di Boston, tornati sotto il riflettore con l’uscita di Spotlight, allora la lista dei preti denunciati ne elencava 159.

E proprio come si racconta nel film di McCarthy, anche tra le vittime degli abusi avvenuti in Australia si può parlare di sommersi e di salvati: di vittime che ancora ieri hanno seguito l’interrogatorio in videoconferenza a George Pell, contestando le sue prese di distanza dalle responsabilità, e vittime che non sapranno mai se avranno giustizia o meno, perché suicidatesi.

Grossolanamente si suole motivare il suicidio delle vittime di abuso con la vergogna. Nel 2007 due autrici statunitensi hanno raccolto nel volume uscito in Italia col titolo Atti impuri: la piaga dell’abuso sessuale nella Chiesa cattolica (Cortina Editore), i diversi aspetti legati alle storie di pedofilia all’interno del clero. Tre righe delineano quel che avviene nella psiche di una vittima: quando una persona giovane subisce un trauma sessuale, l’iperattivazione del sistema nervoso autonomo e il successivo tentativo del corpo di ripristinare l’ordine, sconvolgono la regolazione neurochimica delle emozioni da parte del cervello.
Può sembrare una formula troppo asettica su quanto avviene a un bambino violentato, ma è esattamente da questo stravolgimento psichico che parte la devastazione delle vittime, sia di quelle che ieri hanno fischiato il Non credo che avrei potuto fare qualcosa di più di quanto ho fatto di Pell, come di quelle che a un certo punto si sono arrese al dolore.

Se torniamo indietro, al faccia a faccia televisivo tra il cardinale e Dawkins, vi scoveremo un dettaglio che – è vero – nulla ci dice sui fatti per i quali è indagato, ma ci mostra un George Pell strafottente e da pigliare con le pinze. Quelle proverbiali, s’intende: Torquemada non appartiene ai metodi giudiziari del nostro tempo.

Dopo aver confrontato le rispettive tesi sui temi del senso di una vita senza Dio, del darwinismo, del concetto di ateismo e della nascita dell’Universo, il discorso cade sull’evoluzionismo e fatalmente sul nome di Darwin.
Al minuto 1.14 del filmato Pell sostiene la tesi della religiosità di Darwin, mettendo subito in silenzio le proteste di Dawkins: E’ a pagina 92 della sua autobiografia, lo vada a leggere.

Davanti a tanta sfrontata sicurezza chi non sarebbe stato colto dal dubbio? Che Darwin abbia scritto davvero quello che mai gli attribuiremmo? Incredibile, ma non conosciamo i suoi scritti a memoria, e questo Pell è talmente sicuro che rimaniamo nello stallo come Dawkins.

Rispetto a lui, a Dawkins, noi abbiamo un vantaggio: possiamo prendere la nostra edizione Einaudi dell’Autobiografia (1809-1882) nella traduzione di Luciana Fratini e cercare il passaggio corrispondente alla pagina 92 tirato in ballo da Pell.
Cerca cerca, ecco che cosa salta fuori, con una buona approssimazione di pagine, tenuto conto della possibile varietà di formato, impaginazione e corpo tipografico:

Per la nostra mente limitata un essere potente e sapiente come un Dio capace di creare l’universo deve essere onnipotente e onnisciente; e sarebbe addirittura rivoltante per noi supporre che la sua benevolenza non sia anch’essa infinita; infatti quale potrebbe essere il vantaggio di far soffrire milioni di animali inferiori per un tempo praticamente illimitato? Questo antichissimo argomento che si vale del dolore per negare l’esistenza di una causa prima dotata d’intelletto mi sembra molto valido; mentre, come è stato giustamente notato, la presenza di tanto dolore concorda bene con l’opinione che tutti gli esseri viventi si siano sviluppati attraverso la variazione e la selezione naturale.

Seguono quattro densi paragrafi sullo stesso tono, l’ultimo dei quali si chiude con la seguente affermazione:

Il mistero del principio dell’universo è insolubile per noi, e perciò, per quel che mi riguarda, mi limito a dichiararmi agnostico.

Si chiude come avevamo iniziato, con le parole di Russell: La causa principale dei problemi è che al mondo d’oggi gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi.

Riattribuiamo a Richard Dawkins il punto della ragione che si vide scippare quattro anni fa; quanto al cardinale George Pell, be’, speriamo che davanti alla commissione che in questi giorni lo sta interrogando, e su vicende tanto più tragiche della presunta fede di Darwin, la sua testimonianza sia meno disinvolta e fallace.
Ne va della sua anima.
(palinuro)

Il gene egoista

Price:

4.7 su 5 stelle

CondividiShare on FacebookTweet about this on TwitterShare on TumblrShare on Google+Email this to someone