Frank Zappa: l’uomo totale, la musica totale

Musica

Parlare di Frank Zappa è come pisciare contro vento.
In molti (me compreso) si sono spaccati le ossa contro il muro imponente discografico e dialettico del genio di Baltimora, un monolite di oltre 100 titoli tra album, live, bootleg, dischi postumi e progetti paralleli.
Se ci vien voglia di nominare il vecchio baffo, è cosa buona e saggia volar bassi… sfugge sempre qualche sfumatura nella descrizione della sua figura; quando credi di essere arrivato a conoscerlo interamente trovi davanti ai tuoi piedi un bel pezzo di strada zappiana da percorrere, sentendoti un piccolo Frodo Baggins nel cammino verso Mordor.
Sarò sincero; nella mia profonda ignoranza, fino a 14 anni, confondevo Frank Capra con Frank Zappa.
Me tapino.
Quando in seguito ne compresi il ruolo, Zappa non mi colpì molto e venne parcheggiato tra tutta quella musica che, dopo la spesso cinica e tragica selezione del primo ascolto, finiva nel nulla cosmico. Ma, nonostante questo mio diktat, il destino aveva già in serbo le sue carte baffute; dopo un lustro lo riscoprii con ardore e foga.
Divenne un’ossessione, non ascoltavo altro; l’infinita discografia mi dava la possibilità di riempire le orecchie ogni giorno con i suoi album, per me nuovissimi e vibranti.
La mia Zappofilia chiaramente non ebbe solo risvolti positivi; cominciai a distruggere le palle a tutti quelli che avevo accanto, stremando chiunque: riuscivo ad infilare mirabolanti descrizioni della Black page suonata da Vinnie Colaiuta nel 1978 al provino per entrare nella band di FZ, interrompendo accesissimi dibattiti sull’importanza di Peter North e Lisa Ann nel panorama porno americano\canadese. Oppure insistevo con l’uso magistrale del synclavier durante l’incredibile Jazz from hell del 1986; peccato che le persone sedute accanto a me a tavola stessero portando avanti una serissima discussione sulla Linea Maginot e l’invasione delle Ardenne.
Ogni suo lavoro lasciava il segno nelle mie orecchie e nelle mie giornate, che divennero un arduo scandagliare tra gli album zappiani.
La fase con le Mothers of Invention stilisticamente marchiò a fuoco il primo FZ: attraverso la lente del fenomeno flower power riuscì a mettere a nudo l’anima USA, dalla più pura e nazionalista fino alle bande di fricchettoni della baia di San Francisco.
Con album come Freak out, Absolutely free e We’re only in it for the money, Frank Zappa giunse dove quasi nessuno arriverà dopo di lui: trattare ed esaminare la politica e la critica sociale in toni crudi ma scanzonati, saltando a piè pari la dialettica populista, scansando quella seriosità terribilmente noiosa e presuntuosa.
I momenti eticamente e moralmente beceri, il forzato maschilismo, l’ossessione per il sesso, l’antagonismo spicciolo da slogan: tutti abiti rozzi e puzzolenti vestiti da Zappa per descrivere l’America, con una lucidità ed una spietatezza degna di un freddo sociologo super partes.
Le coordinate musicali della sua prima fase sono pressochè infinite; dal doo-wop esplicito alle marcette vaudeville; un mix surreale e schizzato tra motivetti pubblicitari, beat, gag goliardiche, psichedelia e richiami all’ avanguardia contemporanea: la sua passione per compositori come Varese e Cage (passione in netta crescita ancor con il passare degli anni) non è certo un mistero.
Come non lo è l’amore per il jazz, snocciolato nella stesura di Uncle meat (1969), album padre di una visione jazzistica così personale ed illuminata da mettere paura.
La sua sterminata discografia sonderà tutti i mari musicali:
dalle follie armoniche e ritmiche del rivoluzionario Hot rats (prodromo della fusion, genere che svilupperà durante tutti gli anni 80), giocando senza la minima paura con il rock trasversale di Joe’s garage (contenente Catholic girls, canzone manifesto delle sue antipatie verso il cattolicesimo), la concreta di Meets the mothers of prevention (1985), l’hard rock ed il blues di Over-nite sensation (1973) ed Apostrophe (1974).
Senza scordare le incursioni più spericolate nella classica, nella world music e nel doo-wop incontaminato e puro, con il supremo e poco considerato Cruising with Ruben and the jets (1968), dove lo spirito dei Platters aleggia indisturbato.
La completa evoluzione musicale di Zappa seguì una linea al limite della schizofrenia; la testa alta con la quale affrontò tutti i generi fu materia nuova sia per il pubblico che per i discografici, i quali, spaesati, non sempre dimostrarono la fiducia necessaria per lavorare sui suoi album.
Per FZ questo non rappresentò un problema, anzi.
Attraverso la creazione delle sue label (Bizarre, Discreet) affrontò l’autoproduzione, benzina sul fuoco della sua bulimia discografica.
Certo, non tutti i lavori di FZ sono eccelsi; una critica comprensibilissima, mossa da molti, fu di gettare nel fuoco il suo talento, di disperderlo in una produzione ossessiva di album e progetti.
Ma alla fine anche questo è Zappa; un io poliedrico, un ego smisurato, prepotente e fantastico.
Il concetto di dedizione anima e corpo alla musica raggiunge il vertice con la sua persona.
Sembra capace di tutto, ed al di fuori dei palchi e degli studi di registrazione, il peso delle sue parole e delle sue idee trascende la sfera artistica, diventando un esempio deviato ed unico di pop culture: un opinion leader di razza che si destreggia tra media, politica e cultura.
Tra la lotta contro il P.M.R.C. di Tipper Gore, gli alterchi con stampa e televisione e la provocatoria proposta di candidarsi alla presidenza USA come sfottò verso i governi Reagan e Bush (storico il suo motto: potrei mai far peggio di Ronald Reagan?), dimostrò di poter affrontare sullo stesso piano chiunque; rendendo oggettiva e comprensibile a tutti la pochezza e la stupidità del proprio interlocutore, dando all’ironia lustro ed importanza oratoria.
La superba ed ironica candidatura a presidente degli Stati Uniti arrivò quando il cancro gli stava già mangiando il corpo; ma la lucidità e lo spirito polemico non vennero scalfiti nemmeno dalla palese morte imminente (perirà il 4 dicembre del 1993).

Vorrei lasciarvi con alcune delle sue più grandi frasi:

“A tutti i fichetti del mondo e a quelli carini voglio dire una cosa: ci sono più brutti figli di puttana come noi che persone come voi.”

“Se passi una vita noiosa e miserabile perché hai ascoltato tua madre, tuo padre, tua sorella, il tuo prete o qualche tizio in TV che ti diceva come farti gli affari tuoi, allora te lo meriti.”

“Perché devi aver per forza torto solo se alcuni milioni di persone pensano così?”

“Le riviste di musica sono scritte da gente che non sa scrivere, che intervista gente che non sa parlare per gente che non sa leggere” 

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