FRANK: tracce di vera vita in un film

Cinema

Amo il rischio! Lo psico-bungee jumping che propongo, completamente ignaro che non ve ne possa fregare niente, consiste in questa immensa sfida: scrivere un articolo davvero breve e, al contempo, propagandare e consigliare qualcosa come se l’avessi scoperto io quando, con molte probabilità, arrivo miliardesimo.

La fredda cronaca: i miei in vacanza, rimangono gli animali in casa: io mi aggiungo, come animalone, a loro, per averne cura. A casa dei miei c’è una televisione con tutti i crismi: è GROSSA, ha Sky e così via. Dormo sul divano, mi sveglio svariate volte e il televisore è la panacea per ogni situazione del genere, lo si sa. Mi incuriosisco di mattina a un film che ha per protagonista una specie di artista geniale ma instabile con una maschera di cartapesta molto inquietante (fateci caso: sembra la versione manga di un Modigliani, quella stilizzazione); il personaggio è Frank e Frank, si chiama, anche il film. Mi informo: è del 2014; è tratto da una storia vera (Chris Sievey, musicista inglese senza successo negli anni Settanta, fa il botto una decina d’anni dopo con le sembianze di Frank Sidebottom, comico-musicista surreale che utilizza una maschera di cartapesta senza toglierla mai: un piccolo cult, in England); a questa biografia (che vede uno dei veri collaboratori di Sievey a scriverla) sono stati aggiunti come in un collage coerente per similarità altre figure: leggo che hanno funto da ispirazioni Captain Beefheart e Daniel Johnston; io, aggiungerei almeno Ian Curtis. Ciò, anche per allargare il cerchio – non gratuitamente – degli elementi sensibili da sfiorare attraverso le immagini e la narrazione- come il nesso fra genio e follia e se quest’ultima dia o meno il talento, la fragilità, la brama di successo, la consapevolezza emotiva del mondo circostante che affascina e molto altro. Se continuo, l’articolo smette d’esser breve!

Vorrei concludere semplicemente affermando che il colpo finale, questo film – nonostante scopra un po’ troppo la propria morale molteplice – me l’ha dato il brano cantato da Frank (Michael Fassbender: sì, quello maschissimo!), I love you all, con la calda e tremolante voce dell’attore stesso. Uno di quei brani (rari) che mi fanno pensare: «Anche un arrogante, presuntuoso ed autoattribuentesi la caratura d’esteta come me, ha ancora delle belle canzoni da scoprire; per questo, io rendo Grazie». Amen! (Lu Po)

CondividiShare on FacebookTweet about this on TwitterShare on TumblrShare on Google+Email this to someone

Leave a Response