Fifa e Blatter: scandali Mondiali (prima parte)

Storia e attualità

Prima che il calciomercato offuscasse le nostre menti, prima che le pagine centrali dei quotidiani ci assillassero con Tevez, Kondogbia e mr. Bee, ancora prima che la Juventus uscisse sconfitta dalla finale di Champions League, il mondo del pallone è stato sconvolto dal maggiore scandalo della sua storia, ossia la crisi internazionale della Fifa. Sembrano trascorsi decenni, eppure gli arresti a Zurigo di alcuni alti dirigenti dell’Organizzazione su mandato dell’Fbi sono avvenuti meno di un mese fa: era il 27 maggio quando Washington decise di muoversi contro la Fifa – l’obiettivo era ed è il presidente Blatter, figura tutt’altro che limpida. Al centro dell’inchiesta ci sono episodi di malaffare risalenti agli anni Novanta e riguardanti di fatto tutti i Mondiali tra il 1998 e il 2022, ma le indagini dell’Fbi hanno avuto un’improvvisa accelerazione l’anno scorso, grazie alla collaborazione di due personaggi chiave tra loro agli antipodi: da un lato il pentito Chuck Blazer, dall’altro il procuratore Michael Garcia.

Le Autorità statunitensi – la Fifa è nel mirino anche del dipartimento della Giustizia e dell’Agenzia del fisco – hanno provato più volte a bruciare la terra attorno a Blatter, considerato non solo il guardiano della criminalità calcistica internazionale, bensì anche un attore politico ostile a Washington. Non è un mistero, infatti, che il Presidente abbia spesso lavorato in accordo con quello che in Europa molti definiscono “il resto del mondo” – un’espressione fuori dalla realtà, dato che si tratta del 70% dei Paesi! In particolare, Blatter avrebbe superato il limite con le assegnazioni dei Mondiali del 2018 in Russia e del 2022 in Qatar, vale a dire in due Stati con i quali l’Occidente ha serie tensioni geopolitiche.

Piccola digressione: il calcio è ovviamente l’ultimo dei problemi. Organizzare un grande evento sportivo significa sia gestire ingenti flussi di denaro, sia – e questo è l’aspetto prioritario in àmbito geopolitico – sfoggiare una dimostrazione di potenza logistico-economica, attirando investimenti e stringendo accordi internazionali (geoeconomia dello sport). Non è un caso, per esempio, che alcuni tra i Paesi più attivi sulla scena politica mondiale degli ultimi cinque anni abbiano lavorato per garantirsi molte delle grandi competizioni sportive del decennio in corso. Un esempio su tutti è Mosca, che ha ottenuto tra il 2013 e il 2018 i Mondiali di atletica, nuoto, hockey sul ghiaccio e calcio, più le Olimpiadi invernali e il fuoco fatuo del Gp di F1 a Sochi. (Fine della prima parte)

(Beniamino Franceschini)

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