L’insostenibile leggerezza del leggere al cesso.

Letteratura

Il cesso moderno fu inventato per la corte di Elisabetta I Tudor da sir John Harington (1561-1612). Poeta e traduttore classico in lingua inglese dell’Orlando Furioso, ancora oggi subiamo l’ascendente letterario della sua invenzione nell’abitudine, in realtà antica quanto le antiche seggette, di leggere al momento dell’evacuazione – e qui non si parla di terremoti, per cui non riparatevi sotto banchi e cattedre, non allontanatevi dalle linee elettriche aeree e continuate a seguire in totale sicurezza il mio discorso.
Già il giovanissimo Alessandro Manzoni si chiudeva nella ritirata portandosi dietro un libro infilato in tasca, e l’episodio di Calipso ci fa intuire come anche a Jim Joyce la pratica fosse consueta. Per fare infine un esempio tra i contemporanei, che lottano ed evacuano con noi, la signora Winterson Jeanette.
Spiace quindi a chi scrive smentire il sempre ottimo Stewart Lee: il toilette book esiste, o meglio, possiamo delinearlo. Ciascuno per sé. Unicuique suum.
Ogni buon bignamino della scienza ci racconta come al principio del Novecento la cosiddetta legge dell’intestino portò a individuare nel sistema nervoso intestinale (per gli intimissimi, SNI) quello che un saggista moderno ha definito ‘un secondo cervello‘, e su questa base è facile supporre che la correlazione tra peristalsi e impulso a leggere sia connaturata alla nostra stessa fisiologia.
Ma a noi umanisti della domenica preme rispondere all’altra domanda. Non il perché, che abbiamo appena ipotizzato, ma il che cosa: che cosa leggere? – oltre alla classica boccetta di shampoo, dalla quale tutti noi abbiamo imparato che ‘acqua’ si può scrivere anche senza la C.
Un’alternativa al libro in brossura è Vanity Fair, i cui articoli cronometrati hanno il pregio di permetterci un calcolo alla buona del tempo trascorso chiusi a chiave (non dimenticate che la lettura sul cesso è la terza tra le attività – dopo doccia e masturbazione – che portano via più tempo in bagno. Il primato tra le prime due è fortemente soggettivo. Di questo, magari, parleremo una prossima volta).
Io, per me, preferisco i volumoni enciclopedici, che permettono di saltabeccare da pagina a pagina e da capitolo a capitolo senza doversi per forza soffermare a leggere una pagina o un capitolo da cima in fondo. Libri infarciti di date, luoghi, nomi, storie perfettamente regolabili sui ritmi della peristalsi e che aiutano a distrarsi dagli effluvi che giungono di sotto.
Al momento il mio preferito è Londra – Una biografia, di Peter Ackroyd: maneggevole nonostante le quasi settecento pagine, è pieno di storie meravigliose sulla peste del gin e sugli assassini vittoriani, sui club e sui pub, su Samuel Pepys e William Shakespeare, sul dottor Johnson e Orwell, sulla pioggia sempiterna e sulla natura del tempo londinese (Sai l’ora?) , sul tweed e sul tè, sui Sassoni e sull’odore di cipolle nella nebbia.
Un altro degno di menzione sarebbe La cultura degli europei, di Donald Sassoon, e per gli stessi motivi. Dico sarebbe perché, oltre a pesare un buon chilo, il libro è scritto a piccoli caratteri, e non è dettaglio tra dettagli: nel 1841 il fisiologo tedesco Friedrich von Wajer ipotizzò per primo che lo sforzo contemporaneo di sfintere e vista fosse l’innesco degli allora sempre più frequenti casi di autocombustione umana. Non scherzate col fuoco, ragazzi. (palinuro)

BIBLIOGRAFIA
Strachey, G. L. – Ritratti in miniatura, Sellerio
Beccaria G. – Lettere, ?
Joyce J. – Ulisse, Mondadori
Winterson J. – L’arte dissente, Mondadori
Bayliss W.M., Starling E.H. – The movements and innervation of the large intestine, J Physiol (London)
Gershon M. – Il secondo cervello, Utet
Ackroyd P. – Londra – Una biografia, Neri Pozza
Sassoon D. – La cultura degli europei dal 1800 a oggi, Rizzoli

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