Fantòssi? Fantòssi?

Cinema

 

«No non lo aiutate, se no è squalificato!». Se la dovrà cavare da solo, come da foto.

Non lo toccate, lasciatelo li dove è già: sull’albero, ad attendere l’ineffabile Contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare. Mentre tenta la sorte col temibilissimo cane che lo vuole sbranare e perciò lo costringe a rimanerci, sull’albero, insieme al socio di sventure Filini: «Buono Fido, Buono Fufi, buono Bobi…»; poi: «Provi con Fridman!», e Filini: «ma Fridman non è un nome di cane» (improvvisamente, la voce narrante si staglia oltre i tentativi di indovinare il nome della belva: SI CHIAMAVA IVAN IL TERRIBILE XXXII, DISCENDENTE DIRETTO DI IVAN IL TERRIBILE I, APPARTENUTO ALLO ZAR NICOLA…).

Oggi non cambia niente per me, niente. Da adesso in poi potrà sembrare che non ci sia più nessuna traccia o notizia di Fantozzi; poi, cominceranno nella mente a far capolino i seguenti feticci in quest’ordine: dopo un’ora e venti, uno sci con scarpone incorporato. Dopo un’ora e settanta esatte, racchette e barilotto di Cordiale tipo Cane San Bernardo, poi una ciocca di capelli, due molari e l’indice della mano sinistra. E finalmente, in un silenzio orrendo, a notte fonda, Fantozzi a pelle di leone. Credeva di essere il Comandante Nobile nell’inferno del Polo Nord. «Titina? Per caso qualcuno ha visto la mia cagnetta Titina? Lei, Marconista Zappi?» E arriva uno splendido Coraggio, Ragioniere.

Quanto ne ho ricevuto, di coraggio, nelle notti insonni o nei momenti bui in cui questo linguaggio fatto di citazioni a catena ed incomprensibili mi faceva sentire diverso dagli altri, protetto dai discorsi seriosi, ammantato da un vocabolario unico, che ha descritto un’Epoca e uno stato esistenziale. Perché alla fine per me sei e sarai il solito, anzi:  «I miei due soliti», dice Calboni al cameriere del bar di Courmayeur, tentando di fronte a tutti di fare l’habitué della località di lusso; «Quali soliti?», risponde l’ignaro inserviente; «I soliti, i soliti di sempre, no?!»

Ho passato anni a chiedermi come sempre senza risposta quale fosse il Fantozzi più bello, quello da imparare a memoria. E poi, alla fine non lo saprò mai, sarei solo voluto essere a mangiare la polenta da Filippo (sempre a Courmayeur) ed ubriacarmi a metà del giro di presentazioni, o fare di tutto per farmi rapinare in un locale notturno. Hey tu, mafia spaghetti baffi neri come va?

Ah, dimenticavo; Fantozzi, porto anche te, sai… (Steo Menini)

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