Estrarre dieci canzoni dal corpus di De André

Estrarre dieci canzoni dal corpus di De André per via di un anniversario? Possibile?! Certo. Difficile, perché è un grande autore; ma il potere perverso della semplificazione deve poter essere applicato a tutti.

Un corpus poderoso e complesso, soprattutto in quanto ricettacolo di diverse esperienze sapute coniugare – De André, fra i giganti della mediazione culturale, il che evidenzia uno dei fondali puri della sua poetica: la musica, la cultura innanzitutto come relazione umana. Ecco che spuntano le collaborazioni con De Gregori fra i pari, con Piovani fra i musicisti laureati, con i “minori” che, attivati dal rapporto, si fanno “grandi”; Bubola, su tutti. Ugualmente, la ricerca filologica e l’esportazione di Brassens o Cohen.

Un Corpus che diventa Corpus Christi e rende scivolosa l’afferrabilità della sua grandezza: iconizzato, cristologizzato dai vari – non vorrei nominare ancora Fazio (no!, l’ho fatto!) – Mollica, De Gregorio, Gramellini e tutta la banda della sinistra più azzimata; da quella della sinistra più belluina, che crede Che Guevara cubano; da quella che si affida alle icone per adorare Dei, invece che ascoltare grande musica. E, dall’altra parte, per reazione, il giovane o meno giovane, intelligente, stomacato da questa forma di adorazione in un mondo – quello che anche de André voleva – che richiede laicità e non fede (semmai, un senso del Mistico: come per Gaber e Luporini), costretto inconsciamente a farselo piacere meno di quanto meriti per l’untuosità-da-intoccabile con cui viene trattato da molti. Che devo dire, io? Beh, che quando nei primi Novanta iniziavo l’università, era dura amare Nanni Moretti, che poco tempo prima mi aveva fatto scoprire un mio amico: a ogni piè sospinto lo si nominava a proposito e a sproposito. Ma se una cosa è dura, bisogna tenere duro e perciò, l’ho amato, infine, fregandomene del fatto che lo facessero tutti, in quel momento. Ora: personalmente (se mai possa interessare) De André non è fra i due-tre autori del cuore (quello lì! Quello a cui non si comanda!!), ma è un artista di gigantesche dimensioni, autore sia di canzoni epocali che di versi epocali; e che ha il merito di essersi saputo imporre senza cedere parte della sua schiatta estetico-morale per cercare un pubblico, formandosene così uno ad hoc, piano piano (cosa che sì, ha avuto come controparte l’aver generato i mostri di cui sopra).

Ciò detto, è sicuramente fra gli autori per cui stilare i dieci migliori brani non è che un gioco; anche stavolta, quindi, meglio andare semplicemente di cuore. Buon ascolto, figli vermigli. (Lu Po)

Ottocento

La domenica delle salme (live 1991)

Amico fragile (live con la PFM)

La canzone del padre

Verranno a chiederti del nostro amore (live con la PFM)

Creuza de ma

La ballata dell’amore cieco

Il cantico dei drogati

Khorakhané

Se ti tagliassero a pezzetti

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