Edward Wood jr, il peggior regista della storia del cinema

Cinema

Soggetto e apposizione, come ci insegnarono alle scuole elementari. Qualche anno dopo avremmo scoperto la retorica, con l’antonomasia e le dittologie – ma su quest’ultima si pronunci la Mortara Garavelli perché forse l’ho sparata grossa.

La sciagurata leggenda postuma di Ed Wood comincia nel 1978, quando i fratelli Harry e Michael Medved, in collaborazione con Randy Dreyfuss, pubblicano The Fifty Worst Films of All Time (And How They Got That Way), una raccolta di cinquanta schede tecniche sui film più brutti mai girati.
Escludendo per criterio di pietà i b-movie – non si spara sulla Croce Rossa – i tre inclusero diverse opere di maestri sorpresi – come l’Omero di Orazio – a dormicchiare: l’Antonioni di Zabriskie Point, Hitchcock con La taverna della Giamaica, Eizenstein con Ivan il Terribile – e chissà che cosa ne pensa qui Slavoj Zizek.

Due anni dopo i fratelli Medved alzano il tiro (che contestualmente significa abbassarlo) andando a perlustrare la Fossa delle Marianne degli orrori cinematografici: ne esce il Golden Turkey Awards, uno dei primissimi tentativi di stilare una b-ibbia, un canone inverso del peggio mai distribuito – questa volta col paletto della produzione hollywoodiana. Ed è a questo secondo giro che Ed Wood viene rispolverato dal dimenticatorio e indicato per la prima volta come il peggior regista della storia, oltre che autore del peggior film di sempre, Plan 9 from outer space – quello con gli extraterrestri conciati come gli Abba prima maniera.

Oggi, con trentacinque anni di esperienza in più sulla groppa, vogliamo ricordarlo ponendoci il gran dubbio: Ed Wood fu davvero l’ultimo degli scalzacani?
(Oddio, la risposta secca sarebbe un Sì, ma siam qui per affinarci e tentare interpretazioni rivoluzionarie.)

Innanzitutto, nel frattempo si è consumata l’atroce carriera del regista turco Çetin Inanç – Dio o chi per lui ne abbia misericordia! – che nei sei anni successivi alla pubblicazione del Golden Turkey Awards realizzerà Dünyayı Kurtaran Adam (1982) e Korkusuz (1986), meglio noti rispettivamente agli spettatori perversi come lo Star Wars turco e il Rambo turco; due film le cui bellezze lasciamo alle vostre indagini personali, perché è davanti a certi spettacoli che la parola ineffabile assume la sua profonda tragicità.

Come Ed Wood, Inanç scrive e dirige (ci ha risparmiato l’interpretazione), e in Europa i due registi seguiranno lo stesso percorso: dapprima oggetto di mortificanti sberleffi, le loro opere rientreranno come cult dalle fessure dei videonoleggio d’alto bordo e nei cinema d’essai. Non è un segreto, infatti, che spesso gli abbonati ai Cahiers e gli amatori di Robert Bresson e Bela Tarr coltivino lo snobismo collaterale e carpiato da amatori di film brutti: ed ecco i dvd di I predatori dell’anno Omega e Quattro carogne a Malopasso confondersi tra Sokurov e Toro scatenato. Non fu forse Godard ad aprire Questa è la mia vita con un Il est dédié aux film de série B in esergo?

Inutile girarci attorno: quanto a bruttezza, il turco ha detronizzato il più celebre collega statunitense.

La seconda attenuante alla pessima reputazione di Wood nonché piccolo, piccolissimo merito del suo scombiccheratissimo talento possiamo risicarlo leggendo in filigrana le Lezioni di regia del suo perfetto contraltare estetico, il titano Andrej Tarkovskij – quello di Solaris, di Stalker, di Andrej Rublev, di Nostalghia.
Parlando di Ombre di John Cassavetes, scrive:
Si tratta di un’improvvisazione nel senso letterale del termine. La drammaturgia del film fu il risultato delle scene girate, e non il contrario. Ogni passaggio nello sviluppo dell’azione era antischematico. Lo schema originario venne distrutto dalle proprietà sdello stesso materiale.
Ovvero l’inversione gerarchica di sceneggiatura e montaggio, un processo compositivo che dopo Ombre ci darà film come Io e Annie e La sottile linea rossa. Eppure già nel 1953 – sei anni prima dell’uscità di Ombre – Wood imbastirà la balordissima trama di Glen or Glenda con un taglia-e-cuci di scampoli e scarti che andrà a ripescare negli archivi degli Studios.

Tutte cose che potrete scoprire riguardando quel vecchio film di Tim Burton de cuyo nombre no quiero acordarme. (palinuro)

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