E-migranti di Ventimiglia: migrazione dell’informazione

Storia e attualità

Ultim’ora USA. Jeb Bush attacca papa Francesco: eviti di parlare di clima. Questo appare su Rai News, mentre cerco nuove immagini di ciò che è successo a Ventimiglia. Improvvisamente una dichiarazione, probabilmente sintetizzata, forse leggermente traviata, o forse letterale, non importa; una dichiarazione così vile, vigliacca, volgare nata da generazioni volgari, stacca la concentrazione dai negri al confine e la orienta altrove.

Vi è piaciuto scagliarvi su Bush jr, col suo poco latente alcolismo e la ridicola morte sfiorata per delle noccioline andate di traverso; per la faccia squisitamente da coglione ubriaco (fate un esperimento: mettetegli la pipa, la barba bianca e capricciosa e un cappellaccio: si trasformerà paro paro nel celebre Teomondo Scrofalo del Drive-in), per esser stato orgoglioso vessillo del cinismo, di guerre troppo poco politicamente velate da una motivazione valida?! D’accordo, era facilissimo, era facilissimo e nel frattempo abbiamo continuato a mangiare il tonno Rio mare consigliatoci da Kevin Costner, sfruttando l’immagine di Bush come mediocre e malefico leader mondiale, così come in Italia Berlusconi ha fatto da diga fra il bene e il male per vent’anni, permettendo alla sinistra di non esistere concretamente e alla destra di autodistruggersi.

E non basta, adesso, questa sola frase di Jeb ad essere una pozzanghera escrementizia tal quale alla politica del fratello, e che però ci faremo piacere in via subliminale fino a decidere sia l’acqua migliore per nettarci le mani? Per quella frase non accadrà niente, perché si naviga con una bussola che contempla solo il mero presente. I frutti di quella frase, si vedranno poi e allora, solo allora, se Jeb Bush salirà sulle fragili spalle di Obama, un altro Michael Moore s’indignerà per tutti noi.

Lo stesso Obama non doveva cambiare così velocemente la politica estera per accontentare il mondo e la propria immagine di leader democratico e comprensivo: la politica internazionale non si muove sulla piacioneria, ma su lenti e delicati passaggi; e se prima c’era stata la fase Bush jr, cruda, non lungimirante, miope ‒ non foss’altro perché c’erano già vari elementi per accorgersi che gli USA avevano il fiato al collo di Cina ed India, e non avrebbero dunque dovuto comportarsi come la superpotenza di pochi anni prima – una seconda fase di passaggio, senza virate violente, avrebbe permesso di diluire una minore tracotanza sul resto del mondo senza fare macelli che, dalle primavere arabe in poi, hanno invece mostrato il loro volto.

E pensate al paradosso: Jeb Bush non avrebbe dovuto dire, forse secondo i più, che il papa non si può esprimere sul clima; allo stesso tempo, il papa non deve essere ingerente politicamente, sempre per i più. E si diventa d’accordo, per la proprietà transitiva, col fratello del più facile bersaglio, del più tipical fra i cattivi&mediocri degli ultimi trent’anni. In tutto questo, è bastata una frase per distogliermi dai migranti – perché la nuova fase, meno ufficialmente guerrafondaia, più politicamente corretta, con una sola lettera pensa di cambiare il senso di un termine: e-migrante suona offensivo, come a voler dire che sei un poveraccio (perché, non sono poveracci?! Affermare che sono poveracci e probabilmente, a causa dell’esasperazione, più soggetti a gesti violenti, criminali, o a perdere la testa, rispetto a un pasciuto impiegato italiano, significa togliere loro l’anima o constatare la condizione d’indigenza per la quale, giustappunto, scappano dal loro paese?!), mentre migrante è leggera, neutra parola, che fa pensare al migrare naturale degli stormi d’uccelli, mentre brezze di campagna orientano di qua, e poi di là, e ancor di qua, le spighe di grano dei campi…

Ogni informazione mangia quella che arriva subito dopo; il fattore velocità è determinante, e vale per questo sito come per il Times, perché sappiamo che, se non ci sono novità in homepage, pochi di voi si soffermano a finire di leggere quel bel pezzo che avevate lasciato a metà, o a cercare in archivio qualcosa di interessante, o ad ascoltare, la sera,  qualche dirty daily tune che, al lavoro, non potete certo gestire col volume che vorreste. Come si sputa su Bush jr, si vuole velocità, eppure sono ambedue parte di un unico processo: schiacciare la possibilità d’approfondimento, di comprensione della complessità delle vicende, soprattutto quando sono veramente complesse in modo intrinseco, come nel caso di questa ondata di emigranti.

Infatti, il tutto viene semplificato e, come c’è chi pubblica e posta e condivide notizie che orientano lo sguardo sulla subumanità del libico o del somalo, c’è chi lo fa sponsorizzando l’ideale dell’accogliere, così, come concetto nudo, senza senso. L’abito di un concetto, ciò che gli dona senso, è il suo contesto, altrimenti non è che un’astrazione: allora, chi abita in certe città italiane, sa che questo è un problema reale, se non può uscire la sera dopo le ventuno; al contempo, chi ha visto da vicino le teste macellate di esseri umani, la disperazione a Ventimiglia oggi e a Lampedusa “Ieri, oggi, domani” (un altro genere di commedia all’italiana), non può pensare, nemmeno se è il più fanatico leghista belluino, che quelli lì vanno soltanto rimandati a casa. Salvini cavalca l’umore, non pensa; non è il suo ruolo, in questo momento: in questo momento deve scalare le classifiche, e il gioco sta funzionando.

E se pensasse quello che dice, addirittura, direte voi?! Un mostro? Bene!, l’abbiamo trovato, scagliamoci contro Salvini, che ci farà sentire più accoglienti di lui! Il problema – peccato! – rimane lì, letteralmente, confinato lì. Un mostro, comunque: sì – al pari della Francia patria della democrazia, della Germania patria della filosofia dopo aver raccolto il testimone della Grecia antica (e guardate che buffo, per gli ellenici d’oggi, non poter dare in cambio un altro tipo di testimone – quello del debito – ai teutonici!), di Juncker, che dopo anni ha coniato fresca fresca per l’Italia una frase per massaggiare la nostra coscienza, cioè che eravamo stati lasciati soli, e non eravamo così cattivi; anche perché, a voler scovare i cattivi, bastava pensare ai fucili puntati dagli spagnoli o ai maltesi (cioè: culturalmente inglesi) che, aspirando avidamente boccate di fumo e sorbendo del the, hanno visto affogare davanti ai loro occhi tutti gli africani che gli italiani non sono riusciti a salvare.

Perché mafia, corruzione e corruttela, intrallazzi e furberie sono il nostro pane, e le agenzie, di solito a base francese, che determinano la libertà di stampa o lo stato di democrazia di un paese, in parte giustamente ci condannano più del dovuto: ma l’Italia resta il paese con la maggior percentuale di volontariato in Europa. Allora, cosa vogliamo, cosa possiamo dire degli e-migranti di Ventimiglia?! Eventi a poche miglia da noi; che scompaiono, si riaffacciano, mobilitando l’indignazione pubblica in base a un sussurro ben giustificato verso sinistra, o verso destra, e riorientandola via via, creando schieramenti banalizzati; un giorno, gli emigranti sono coloro che si lamentano perché non hanno telefonini all’ultimo grido; un altro, coloro che vengono strappati ai loro desideri basici, elementari, e si legge nei loro volti un terrore e una voglia d’esistere in modo dignitoso che noi europei – quelli che non hanno visto la guerra – non sappiamo nemmeno che cosa vogliano dire. Possiamo dire qualcosa, di loro? Possiamo dire che schianteranno come una partita di merce uscita male e, quindi, destinata a essere bruciata dalla stessa azienda che l’aveva prodotta. (Lu Po)

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