Domande e risposte: come cambia la Costituzione

Storia e attualità

Il 10 marzo la Camera dei Deputati ha approvato in seconda lettura la riforma costituzionale proposta dal Governo Renzi. Prima di entrare nello specifico delle modifiche è importante anticipare che ancora il testo non è legge, perché l’iter per cambiare la Costituzione è piuttosto lungo e articolato.

Come ha votato la Camera?

A votare a favore sono stati 357 deputati, cioè la maggioranza di governo composta da Partito democratico, Nuovo centrodestra e Unione di centro (insieme nella coalizione Area popolare), Scelta civica e Partito socialista italiano. Contrari i 125 parlamentari di Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega Nord, Alternativa libera e SEL, ma non sono mancati dissidenti a destra e sinistra. Il Movimento 5 Stelle, invece, non ha partecipato al voto.

Quali sono i punti principali della riforma?

Tentando una sintesi, la riforma modifica varie parti della Costituzione, in particolare quelle riguardanti il Senato (e quindi lateralmente anche la Camera, il Presidente della Repubblica e il procedimento legislativo), la Corte costituzionale, il Titolo V (cioè i rapporti tra Stato, Regioni, Province e Comuni) e le forme della democrazia diretta (referendum e leggi di iniziativa popolare).

Come cambia il Senato?

Attualmente il Senato è composto da 315 membri eletti direttamente dai cittadini per cinque anni, più i senatori a vita. In Italia il sistema prevede un bicameralismo perfetto: Camera dei Deputati e Senato hanno gli stessi poteri e ogni legge deve essere approvata da entrambi i rami del Parlamento. Già in questo punto la riforma costituzionale apporta dei cambiamenti significativi. Il Senato, infatti, sarà composto da 100 membri scelti con elezione di secondo grado dai Consigli regionali, in carica per sette anni e per un solo mandato: 74 saranno consiglieri regionali e 21 sindaci, mentre i senatori a vita saranno 5. I componenti della Camera alta non percepiranno alcuno stipendio, ma godranno dell’immunità parlamentare, cioè non potranno essere arrestati o intercettati senza l’autorizzazione del Senato.

Quali sono le competenze del nuovo Senato?

Il bicameralismo perfetto è finito. Il Senato vedrà drasticamente ridotti poteri e competenze. In primo luogo la sua funzione principale diviene ora il «raccordo» tra Stato ed enti locali. Inoltre Palazzo Madama non voterà più la fiducia al Governo, al quale quindi basterà avere la maggioranza nella sola Camera dei Deputati. Infine manterrà la competenza legislativa su riforme costituzionali e leggi costituzionali. I senatori potranno esprimere pareri sulle leggi ordinarie, ma la Camera dei Deputati, che resta l’unico ramo con pieno potere legislativo, non è obbligata a tenerne conto. Tuttavia, in occasione di modifiche proposte dal Senato su leggi che riguardano i rapporti tra Stato e Regioni, la Camera potrà opporsi solo a maggioranza assoluta.

Chi elegge il Presidente della Repubblica?

Il Presidente della Repubblica sarà eletto da Camera e Senato, senza i delegati regionali previsti adesso. Il quorum sarà dei due terzi per i primi quattro scrutini; dei tre quinti per i secondi quattro; della maggioranza assoluta dal nono.

Ci sono novità riguardo all’azione legislativa del Governo?

Sì, si introducono alcune facilitazioni per la presentazione dei disegni di legge del Governo, il quale potrà chiedere alla Camera di discutere i provvedimenti ritenuti fondamentali entro 60 giorni dalla loro presentazione. Trascorso questo periodo, la proposta dell’esecutivo dovrà essere approvata o respinta senza possibilità di modifica. In caso di leggi elettorali, la Corte costituzionale potrà pronunciarsi preventivamente qualora a richiederlo sia un quarto dei componenti della Camera.

Le Regioni assumono un ruolo fondamentale per l’elezione del Senato. È prevista anche una riforma del Titolo V?

Il Titolo V è la parte della Costituzione che regola i rapporti tra lo Stato e gli altri enti locali, ossia Regioni, Province e Comuni. Con la riforma si interrompe il processo di ampliamento delle competenze regionali degli ultimi venti anni e lo Stato centrale si riappropria di alcune prerogative, tra le quali le infrastrutture strategiche, l’energia, le grandi reti di trasporto e in generale tutto ciò che rientra nell’interesse nazionale. Le Province sono abolite ed escluse dal testo costituzionale.

Sono state riviste le modalità per proporre un referendum?

Per richiedere un referendum abrogativo saranno ancora sufficienti 500mila firme. Cambia però il quorum affinché la consultazione sia valida: qualora le firme raccolte siano 500mila, è necessario che i votanti siano il 50% più uno degli aventi diritto, ma se le firme raccolte sono 800mila, allora il quorum diventa il 50% più uno dei votanti delle precedenti elezioni politiche. Sarà inoltre possibile indire un referendum propositivo o d’indirizzo. Per la presentazione di leggi d’iniziativa popolare servono invece 150mila firme.

Quando entrerà in vigore la riforma costituzionale?

La riforma costituzionale non è ancora legge. Il 10 marzo la Camera ha approvato il testo in seconda lettura, dopo che il Senato aveva già espresso parere positivo. L’art. 138 della Costituzione dispone chiaramente i tempi e i modi per le modifiche della Carta. Fra almeno tre mesi la proposta del Governo tornerà al Senato, poi dovrà passare nuovamente dalla Camera – e probabilmente si andrà a 2016 inoltrato. Se nelle prossime votazioni la riforma non sarà approvata con la maggioranza dei due terzi, sarà possibile ricorrere a un referendum popolare, eventualità piuttosto probabile. (Beniamino Franceschini)

Classe 1986, toscano dalla Costa degli Etruschi. Laureato in Studi Internazionali, sono analista politico e consulente elettorale. Scrivo principalmente su Il Caffè Geopolitico e Sportivamente Mag, occupandomi di Africa subsahariana, regione pacifica meridionale, diritti umani, teorie liberali delle relazioni internazionali e rapporti tra sport e politica. Ho un gatto bianco e rosso chiamato Garibaldi.

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