Dio odia i coinquilini

Oscenità varie

Momenti di magica vita tra coinquilini quando dalla mia stanza sento quella che credo essere la mia tendenzialmente fastidiosa coinquilina che imita un neonato. In quanto onesto cittadino mi sento in dovere di comunicare con una certa veemenza di smettere di rompere i coglioni con quella vocina, in quanto uomo pigro decido di iniziare a urlarlo da camera mia, in quanto uomo determinato decido di ribadire il concetto in cucina e in quanto essere umano particolarmente sfigato entrando mi trovo a far ciò davanti a due perfetti sconosciuti, suoi amici. Con in braccio il loro neonato.

In questo caso ho sfruttato il tema per proporre un esercizio di stile circa il mio essere coglione, ma non è questo il punto. Il punto è che il coinquilinaggio è contro natura. Un orrido ibrido, un imprevisto prolungato, un progetto di vita abortito e poi risputato fuori dai lombi più meschini degli inferi.
E il bello è che, come ovvio, il problema sei tu.
Vivere a stretto contatto con persone che versano nella medesima condizione di costante dubbio di stare sputtanando irrimediabilmente la propria esistenza può rivelarsi clamorosamente frustrante. Qualsiasi tipologia di essere umano infesti (il folklore richiederebbe in nero) salotti del dopoguerra arredati in gran parte di poster con riferimenti incomprensibili (un giorno scriverò un trattato sulle difficoltà culturali di vivere in Veneto da non autoctono, ma ancora devo fagocitare il tutto) e divani di pura pelle lacerata può in qualche modo suggerirvi la non troppo piacevole idea di essere delle complete merde.

Tanti, tutti diversi, tutti in qualche modo utili a ricordarti cosa non va nella tua persona.
Partendo dall’abisso più oscuro ed atroce, c’è quello come te. Quello che non fa un cazzo, quello che parassita la natura tutta, quello che magari si è pure trovato un lavoretto del cazzo con cui pagarsi due spese e sentirsi perciò meno in colpa ed autorizzato ad inserire la retromarcia esistenziale perenne. Ogni giorno la sua sveglia con una nota canzone pop rock anni ’90 che grida “mi informo di musica ma non molto, però dai figata i Red Hot fan sempre piacere no?” prosegue ad oltranza, svegliando solo te e permettendoti di guardare la realtà stesa di fronte a te con un bisogno estremo di una doccia e lenzuola pulite. Fai schifo. Sei inutile. Sei schiavo del sistema capitalista che ti impone di essere produttivo, per quello ti senti in colpa, e per di più in questo sistema rappresenti un completo fallimento. E hai un taglio di capelli che nessuno definirebbe tale. Scopi poco e mal volentieri, perchè ti senti in colpa per quella poveretta psicologicamente insicura al punto da tollerare la tua presenza tra le sue lenzuola in sostituzione di un molto più performante orsacchiotto di pezza.

Ancora peggio la variante del coinquilino che nulla ha a che spartire con te. Eccolo lì, seduto al tuo stesso tavolo, condividere minuti preziosi del suo tempo con te.Quando vi alzerete vi dirigerete con la stessa indolenza verso i due poli del sistema produttivo: lui in fabbrica a soffrire, tu sul divano a cercare di fonderti con la fodera dei cuscini. Ebbene sì, sei finito in casa con un lavoratore. Parla poco, ma cerca di essere cortese, perchè crede che tu sia in qualche modo un personaggio rispettabile. Il motivo è che ogni tanto quando esce lo segui inventandoti presunti colloqui o lavoretti saltuari. Come dire “ci provo anch’io, spero di farcela come te”, tanto il bar è giusto dietro l’angolo.
Mentre cerchi di decidere se sia il tuo coinquilino clone o quello nemesi a trascinarti nel buco del culo del tuo orgoglio ecco che tra le crepe si fanno largo altre forme di vita dissimili dalle precedenti; capisci che ti può capitare di condividere l’appartamento con altri tipi di personaggi, e altrettanto velocemente ne trai motivo di sofferenza.

Il Fattone è una versione 2.0 del tuo sosia. La transustanziazione avvenuta mediante l’uso di principi attivi di vario genere gli ha permesso di lasciarsi dietro la tua carcassa e mostrarti un modo del tutto illuminato di condurre la propria vuotezza. Sei tu, ma riesce a non fregargliene un cazzo. Un semidio. Riesci ad immaginare tutto il tuo tempo libero senza posizioni fetali e sensi di colpa? No, ed il motivo è perché la cannetta te la fai anche tu per fare il piacevole alle feste ma finisci solo per trasformarla in ulteriore combustibile per la tua amarezza.Lui ti vuole bene comunque, sticazzi.

C’è poi il Genuino. Il Genuino è talmente lontano da te da farti sognare di aprirlo nel cuore della notte per carpirne segreti ed interiora; per fortuna la tua dieta a base di salatini e bevande gassate ti riduce ad un impotente ammasso dormiente non appena scoccata la mezzanotte.Il Genuino è sinceramente esaltato da questo aberrante ibrido tra fanciullezza e maturità e vive ogni giorno in sub-affitto come un dono. Incomprensibilmente riesce a tollerare anche le tue peggiori abitudini e non manca di farti notare i tuoi pochi slanci degni di nota, elogiando a gran voce i tuoi tentativi di controllare se pian piano sei diventato bravo con la chitarra (no). In grado di passare con scioltezza dai tuoi inutili discorsi sul post-hardcore al racconto diversamente mozzafiato sulla torta salata cucinata dalla vostra coinquilina (ah, giusto, le donne: c’è bisogno di spiegare perché vivere a stretto contatto con qualcuno che non sia la tua povera madre sia un’esperienza provante per tutte le parti coinvolte?); inutile dire che la tua ragazza dopo due ore lo adora, solo che lui non se la vuole scopare, perché è un grande. Perché non sei tu. Tutto questo senza citare cose come: “Ci prendiamo una pizza per una volta che siamo tutti insieme?” “Sì, figata.” “Ok, ora che siamo a tavola tutti consapevoli di dover gestire un delicatissimo equilibrio di spazi e rispetto reciproco partendo da background completamente diversificati che sicuramente ci porteranno a litigare fino all’odio verace, che ne pensate dell’aborto?”
Ed altre avventure. (Gabriele Tura)

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