Dieci canzoni alla corte dei King Crimson

Qualche brandello d’anima, di psiche, è ancora lì spaurito davanti alle fauci del visone paonazzo sulla copertina di In the court of the Crimson King.
Per un bambino, al timore roboante di un’immagine così, non poté che seguire quello suscitato dal contenuto dell’album. Oggi, basta semplicemente il termine «mellotron» a convocare almeno due-tre fasi della mia vita.
Insomma, un grande amore, suggellato da concerti sorprendenti anche nell’aneddotica: ad esempio, ho la macchinetta fotografica in mano e Levin, Fripp, Bruford, Belew e compagni mi si parano davanti; io non li fotografo né chiedo loro niente, in un istante eterno in cui ho compreso la nozione di catatonia improvvisa. Oppure, a fine concerto, Fripp – figura ieratica, silenziosa, un ologramma pubblico – dopo un nanosecondo di buio, riapparsa la luce, s’era dissolto nell’aria, mentre gli altri eran tutti lì, a farsi togliere la chitarra, o il basso. Tuttora non so se esista. So però che ho scelto con tormento, per voi, dieci canzoni cremisi che più cremisi non si può.
Chiudete gli occhi, mi raccomando.

21st Century schizoid man (Album: In the court of the Crimson King, 1969).

Epitaph (Album: In the court of the Crimson King, 1969).

Starless (Album: Red, 1974).

Lizard (a) Prince Rupert Awakes, (b) Bolero: the Peacock’s tale (Album: Lizard, 1970).

Islands (Album: Islands, 1971).

Ladies of the road (Album: Islands, 1971).

The Night Watch (Album: Starless and bible black, 1974).

Fallen Angel (Album: Red, 1974).

Matte Kudasai (Album: Discipline, 1981).

One time (Album: THRAK, 1995).

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