Diario di Zlata

Storia e attualità

Posseggo questo libro dal 2005, e dal 2005 il solito segnalibro di carta e fiori secchi interrompe le pagine 100 e 101: a sinistra, due foto dell’autrice, una in compagnia dei genitori, l’altra da sola, quest’ultima senza nessun accenno di sorriso; a destra, e nel suo diario è il 28 dicembre 1992, Zlata Filipović scrive così: “Alla luce della lampada a petrolio mi sembrano ancora più tristi (non abbiamo più candele di cerca, per cui prepariamo le lampade a petrolio). Guardo papà. Quanto è dimagrito! Secondo la bilancia ha perso 25 chili, ma guardandolo mi sembrano molti di più. Mi viene addirittura da pensare che ormai gli stiano grandi pure gli occhiali. Anche mamma è dimagrita. In qualche modo è come se fosse rimpicciolita, la guerra le ha fatto venire anche le rughe. Mio Dio, cosa sta facendo la guerra ai miei genitori? Non sembrano più mio padre e mia madre”.

Zlata Filipovic ha 11 anni quando a Sarajevo scoppia il conflitto interetnico più sanguinario dopo il termine della seconda guerra mondiale. Rivolgendosi a una immaginaria amica Mimmy, il diario di Zlata è una narrazione del suo atipico e straordinario quotidiano: la vita durante la guerra, nascosta nello scantinato di casa insieme alla famiglia, ad amici e a sconosciuti, per ripararsi dalle granate e dai cecchini serbi.
La guerra -quella guerra, che è ufficialmente terminata soltanto venti anni fa- spazza via le passioni, i giochi, le domeniche in campagna, i pomeriggi con gli amici; cancella gli interessi e i sogni, e li sostituisce con una paura permanente

Di tutto questo Zlata ci rende testimonianza nel suo diario, il cui inizio risale in verità a qualche mese prima dello scoppio del conflitto: è un documento, quindi, in cui è netta -e qui risiede, secondo me, il valore reale della testimonianza- la frattura tra quel che vi era prima, e quel che rimane dopo.
A distanza di 20 anni, il Diario è la porta di accesso -atemporale e tuttora attuale- a una Storia che ci è contemporanea: aldilà dell’ottimismo non necessariamente condivisibile dei “leggetevelo, affinché la Storia non si ripeta”, il libro è assolutamente consigliato anche per coloro che, più che uno sguardo al futuro, abbiano interesse a gettarne uno al recente passato. (p)

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