Dal conservatorio all’elettronica – Intervista a Cucina Sonora

Musica

Veniamo subito alle presentazioni: chi è Pietro Spinelli, e cosa lo ha portato dalla classica all’elettronica, dalla Toscana a Berlino?
PDR: Pietro Spinelli è un ventenne (continuerò a dirlo fino ai 29) che ama suonare e circondarsi di musica, bella. Finiti gli studi in conservatorio ho provato a portare avanti la carriera pianistica, ma ho subito visto che quello non poteva essere il mio mondo. Così ho iniziato a vedere la musica elettronica come un’estensione trasversale degli studi fatti finora, una sorta di prolungamento diverso, ma pur sempre inerente, notando che nella creazione e nell’ascolto di questa mi ponevo con la solita attitudine che mettevo nella classica.

Quando e come nasce Cucina Sonora?
PDR: Ufficialmente a gennaio 2015, ma era una cosa che tenevo dentro già da tempo. Nasce dalla voglia di mettersi in gioco al 100% e di fare un qualcosa totalmente mio, a mio rischio e pericolo, un po’ come un dipendente che decide di mettersi in proprio. Nasce casualmente con la scoperta dei primi synth e dei primi software e mentre giravo le prime manopole scrivevo i primi brani.

Ascoltando più volte l’EP mi è parso di scorgere sempre più tra le trame elettroniche una componente estranea, che senza dubbio credo provenga dalla tua esperienza “classica”. Questo mi ha colpito, perché in pochi casi ho riscontrato un connubio così vincente e con-vincente, efficace come Jon Hopkins che mette i suoi anni di piano al conservatorio a servizio di una struttura prettamente elettronica (ma posso citarti anche Ben Frost, Olafur Arnalds, etc.). Come credi che si possano unire due emisferi musicali così distanti? Te come hai fatto? E t’ispirano, o conosci i nomi che ho citato?
PDR: Si conosco i nomi, beh credo che ognuno abbia una sua strategia vincente. È un po’ come mettere due colossi in un’arena e farli vincere entrambi pur dando spettacolo di lotta, bisogna lavorarci e capire bene cosa può incastrarsi con cosa. Senz’altro non è facile, ma se siamo riusciti a cucinare il cinghiale in dolce e forte (cioccolata, uvetta, pinoli..) possiamo unire anche questi due mondi qua.

Una domanda da toscano a toscano, da buongustaio a buongustaio: il tuo piatto preferito, e quello che preferisci cucinare.
PDR: Credo sia in assoluto la domanda più difficile che mi sia mai stata fatta.. Un piatto in assoluto non saprei dirlo, ma senz’altro ci metterei la trippa alla volterrana, lo stoccafisso e il cinghiale in dolce e forte.

Se dovessi abbinare un piatto ad ogni traccia del tuo EP, quale sarebbe?
PDR: Di questo ne dovreste parlare con lo chef Simone Cipriani, anche se per via di lavori e distanza ci siamo un attimo fermati, abbiamo in mente un progetto che unisca una cena con i miei brani.. non vi svelo di più.

Cosa stai ascoltando in questo periodo, e cosa hai ascoltato nel periodo in cui hai registrato l’EP?
PDR: Sono un cafone negli ascolti. Ascolto tutto e indistintamente, salto da Bartok a Jaar in 5 minuti e molto spesso non mi ricordo consciamente cosa ho ascoltato i 5 minuti prima. Sono totalmente random.

Il titolo di una traccia dell’EP cita Vivaldi (o forse fa riferimento alla pizza?!): ti senti ancora legato alla classica, oppure hai cercato in questo progetto e durante la esperienza berlinese di abbandonare quei lidi per cercare più aria, sperimentazione e libertà con l’elettronica?
PDR: Non abbandonerei mai la classica, anche se, certo, avevo bisogno di cercare aria diversa e provare nuove cose, ma senza abbandonare niente. Onestamente non avevo manco pensato a Vivaldi per il titolo del brano 4seasons, è venuto semplicemente spontaneo, quella era l’immagine che mi evocava il brano, il susseguirsi delle stagioni.

Cos’hai in mente per il futuro prossimo, e cosa ti aspetti dal futuro “remoto”?
PDR: Vista l’ora nel futuro prossimo andrò a fare un aperitivo, per quello meno prossimo spero di continuare a poter suonare e a poter dire che nella vita faccio il musicista.

Grazie!
PDR: A voi!

(Tommaso Bonaiuti).

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