Come si dice cunnilingus in italiano? Una faccenda da abili linguisti (e non si parla di Chomsky)

Oscenità varie

Nel giugno 2013 sui quotidiani apparve la notizia delle notizie: con buona pace di Michael Douglas, praticare il cunnilingus non provocava il cancro alla gola.

Molti formichieri appassionati tirarono un sospiro sollevato. Chi scrive visse invece lo strazio di veder fallire all’istante l’affare garantito dal brevetto della vagina elettronica©, quando già fantasticavo sulla sicura efficacia dello slogan-lancio Smettere di praticare il cunnilingus è facile se sai come farlo.

Bene. Siamo a poche righe dall’inizio dell’articolo ed ecco ripetersi per la seconda volta (la prossima sarà la terza) un’espressione che solo un sessuologo può avere il cuore di pronunciare: praticare il cunnilingus. Come si pratica il pugilato o lo yoga.

Nel corso del Novecento l’attivismo femminista ha rivoltato l’uso che quotidianamente facciamo delle parole per portarne allo scoperto le intime fibre di pregiudizio, e ancora oggi nei social network ricompare di tanto in tanto un elenco di dieci parole ed espressioni italiane che, volte al femminile, assumono un significato spregiativo.

Leggendolo confesso però che quando la parola massaggiatrice mi fa pensare proprio a una massaggiatrice e non a una mignotta – parola dall’etimo incerto e figura che, in quanto disprezzata, mi mostra come i pregiudizi siano reali, vivissimi ma più trasversali della semplice griglia maschile-femminile.

Lo stesso meccanismo si ripete nell’accoppiata peripatetico/peripatetica. Da una parte un filosofo che ciondola perso in questioni greche, dall’altra una prezzolata del sesso, che per metafora piglia nome dal primo ma scade nella gerarchia morale.

Per dirvi la verità, non nella mia, l’unico piano su cui mi viene da distinguere una peripatetica da un massaggiatore o da una massaggiatrice non è umano bensì tariffario: stan sempre al telefono. Non sono tanto ingenuo da ignorare che è una tattica per darsi un contegno agli occhi della gente e delle forze dell’ordine in particolare; più o meno la stessa tattica che si usa quando non vogliamo salutare qualcuno per strada e mettiamo mano al Nokia.

Morale: il pregiudizio maschilista delle parole è brutto, e il pregiudizio morale verso le persone è ancor più brutto.

Una seconda morale ci insegna che la ricerca della correttezza inoltre genera mostri.

Presidenta. Qualcuno ha detto Sono amico di Platone, ma sono più amico della verità. È lecito parafrasarlo dicendo Sono nemico della discriminazione, ma non per questo lo divento del participio presente, un tempo verbale notoriamente indeclinabile nel genere anche quando viene sostantivato.

Qui le scuole di pensiero della correttezza si biforcano: possiamo dire il presidente Boldrini (con un ovvio esempio) – dove l’articolo maschile assume la funzione del neutro latino – o la presidente Boldrini, per l’ovvio motivo che alla presidenza della Camera c’è una Laura e non un PierOttavio.

Con due opzioni valide, ognuno può parteggiare e far sana polemica sulla scelta dell’una o dell’altra – ma presidenta resta un mostricciattolo linguistico, e non vorremmo finire col dare ragione agli spiriti di patata secondo cui la presidenta è molto intelligenta.

Tirando le fila, che c’entra con tutto questo il cunnilingus?

Il termine cunnilingus è a tutt’oggi la crociata mancata del femminismo. Lo stand up comedian Doug Stanhope ha detto che una donna arriverà pure a guadagnare quanto un uomo e a diventare presidente/a degli Stati Uniti (lo disse ed era il 2006), ma non sarà mai libera di dire che le piace succhiare il cazzo, a riprova che la colpevolizzazione della sessualità femminile continua a castrare la società e il costume, oltre che sabotarci migliaia di sabati sera – tranne tra Erasmus, dove la striscia di terra che separa la civiltà bonobo da noi si assottiglia con beneficio dei popoli.

Nella lingua italiana brilla dunque questo vuoto lessicale: come si traduce cunnilingus in volgare?

I due tratti di evidenziatore su tale vuoto non vanno presi come pura accademia da bar. La mancata acquisizione di cunnilingus in italiano nasce dall’intreccio di tre fenomeni:

– l’antico pudore verso la pratica, oggi vivaddio superato ma non elaborato di conseguenza;

– la paternità del linguaggio volgare;

– la persistenza di una barriera lessicale nella sessualità femminile.

Insieme al senso del peccato, la volgarità è uno degli zenzeri dell’erotismo, una spezia afrodisiaca che alle donne è stata negata proprio dove le riguarda più da vicino. Se nella nostra torrida intimità di maschietti sussurrassimo alla nostra lei di farci una fellatio, saremmo all’accoppiamento di serpenti. Invece pompino avvolge la richiesta della giusta luce suina e giocosa.

Vero, le donne possono sempre dire Leccami la figa, ma il punto resta fermo a come berlicche si chiami l’atto di leccarla, mentre fellatio è stato reso felicemente con pompino, con pompa, bocchino, boccaciccio, sufflone, soffocone (variante con lacrima), sboccaponcio, mugolone, boccaglio. Con cunnilingus, solo coyote che ululano e balle di salsola sospinte dal vento.

Quando la Storia e lo Sputnik lo incalzarono, JFK annunciò che entro dieci anni s’aveva da andare sulla Luna. E l’uomo c’arrivò, checché ne dicano i lunacomplottisti.

Cinquant’anni dopo aspettiamo che uno Shakespeare sottragga alla lingua morta un atto che ha bisogno di lingue vivissime e arzille. O forse, più che di uno Shakespeare, una Eva, che rivendichi la sua libertà e il diritto di battezzare le proprie pruriginosità. (palinuro)

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