Chris McCandless e Alexander SuperTramp

Storia e attualità

Chris McCandless è un eroe. Chris McCandless è un simbolo. Chris McCandless è un pazzo, ma nel senso buono.

Chris McCandless è un pazzo, nel senso che è un idiota, uno squilibrato, un ventenne presuntuoso ed utopista con un background culturale in fondo neanche così ampio, un viandante che avrebbe fatto pena anche al Jack London che tanto amava, che anche Kerouac avrebbe preso per scemo. Chris McCandless era un figlio dei fiori, e Chris McCandless era un figlio di puttana. Qualcuno lo ricorderà più facilmente col nomignolo di Alexander SuperTramp, ch’egli stesso si affibbiò nel suo far l’amore con tutte le strade degli Stati Uniti.

Quest’anno Chris McCandless avrebbe 48 anni,e sarebbe forse un normale signore con una normale vita, una normale utilitaria ed una normalissima moglie, se solo non fosse morto, in solitudine e stremato, nel settembre di quell’anno 1992 che lo aveva visto mettersi in cammino per sfuggire da. E qui va bene tutto, completatela voi, la frase: tutto quel che vi viene in mente rappresenta qualcosa da cui McCandless si sentiva impietosamente intrappolato. C’è da dire che,essendo nato nel 1968, Chris il senso della ribellione ce l’aveva pulsante nelle vene prima ancora di accorgersene, e di quegli anni americani Chris sarà in effetti spugna, assorbendone alcune delle ideologie e l’elettrica ansia.

Alexander SuperTramp vomiterà in faccia alla società dei consumi, girerà le spalle alle autorità, qualsiasi esse siano, si farà bandiera di una controcultura da non metter in piazza, custodendola gelosamente nelle pagine del diario scritto durante il suo volontario esilio dalla società; guerreggerà contro la propria famiglia, sfiderà a duello il governo americano, resisterà alle seduzioni di una facile ed iperinflazionata carriera post-universitaria e, semplicemente, si metterà in cammino. Che a pensarci è sfacciatamente elementare, così tanto che ognuno di noi, almeno una volta al giorno, pensa di lasciar da parte tutto e partire.

Chris McCandless partì a modo suo, disfacendosi di denaro, auto e comodità, alla ricerca di qualcosa o qualcuno -sé stesso-, che una vita convenzionalmente vissuta non gli avrebbe mai permesso di raggiungere. E forse avrà trovato pezzi di sé nel dover sentirsi moralmente obbligato ad abbandonare le persone incontrate nel proprio viaggio, nei campi hippy esplorati, nei capitoli di Tolstoj e di Thoreau, e si sarà sorpreso di ritrovarsi nell’esasperante solitudine dell’Alaska, e nei fuochi preparati all’ombra dell’autobus 142,quello dove, accartocciato su sé stesso come una foglia secca, pianse nel veder arrivare la propria morte.

Ma a chi dice che morì da eroe non credetegli, perché Alexander SuperTramp morì come muore ogni essere umano che si sente portar via, morì piangendo, morì gridando, morì implorando aiuto con un biglietto firmato “Chris McCandless”, quando ormai anche il gioco dello pseudonimo aveva perso le proprie forze. Fu, semplicemente,la morte tragica e sofferente di un ragazzo di 24 anni in cerca di altro che -questo sì che dobbiamo riconoscerglielo- oggi come allora potrebbe servire ad aprire qualche mente offuscata da affascinanti e profumati miraggi, che sempre miraggi sono.

Chris McCandless oggi sarebbe forse un normale signore con una normale vita,una normale utilitaria, una normalissima moglie e perché no, con dei figli più difficili di lui ammaliati dalla storia di un padre che, ventiquattrenne , un giorno partì e rischiò di non tornare più. (P.A.)

P.S.  Leggetelo, il libro su McCandless: Nelle terre estreme, Jon Krakauker.

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