Che cosa è la poesia: Franco Loi

Letteratura

Questa intervista, risalendo al 2009, è piuttosto vecchia: abbiamo deciso di riproporla perché qua dentro, Franco Loi -chi non lo conoscesse deve assolutamente rimediare- rivela con assoluta sincerità episodi decisivi della propria vita, e in pochi minuti ci spiega che cosa sia la poesia.

 

Poeta dialettale, critico, saggista, ragioniere, impiegato, filosofo, ceramista, pluripremiato, collaboratore di riviste e giornali, genovese, milanese, cittadino di tutta l’Italia: per offrire una panoramica completa su quel che è stata ed è la vita di Franco Loi servirebbero decine di pagine, tante quante sono le pagine delle sue opere (19 di poesia, una raccolta, 3 saggi ed un libro di racconti). Ho deciso che sarebbe stato interessante andare a cercarlo a Fosdinovo, in provincia di Massa Carrara, per una chiacchierata su poesia e dintorni prima di una serata in cui avrebbe letto pubblicamente le proprie poesie.

Franco, mi interessa sapere che ne pensi del legame, di cui spesso si parla, tra l’atto dello scrivere poesia e dolore: si può scrivere poesia senza dolore?

Ma certo: devi pensare che ogni uomo ha dentro tutto, che vive giorni di dolore, di pensiero, di gioia, di entusiasmo,o anche solo di silenzio e attenzione verso le cose. Tu quando scrivi esprimi ciò che senti, sempre che tu abbia la forza e la libertà di dire quel che senti. Ti dico di più, il momento in cui scrivi è un momento di grande gioia, anche il dolore di cui parli in realtà si trasforma.. pensa a Leopardi, che scrive alla sorella “dopo tanto cincischiare con le parole mi ha ripreso finalmente l’allegrezza dello scrivere poesie”.. Leopardi, lo dice, che di allegrezza non ne ha poi tanta.. allora il problema è capire cos’è la poesia.. la poesia non è costruire dei bei versi.. la testa più sta zitta meglio è, mentre la persona scrive.. la poesia è il liberarsi finalmente del tuo essere, non è più il tuo Io che parla, risponde bene Dante,che quando gli domandano chi è afferma  “io mi son un, che quando Amor mi spira, noto, ed in quel modo ch’ei detta dentro, vo significando”.. quel “noto” è tra 2 virgole, è interessante, vuol dire che è un termine che assume importanza, significa “ascolto e prendo nota”, quando l’amore soffia.. io ascolto e prendo nota. Qui Dante ci spiega che il parlare è una sequenza di espressioni, è un dire accompagnato da dei suoni, e il suono chiama altri suoni, ed è per questo che alcuni hanno detto “il mio maestro è il popolo quando parla”, perché il popolo è più attento ai suoni che ai contenuti apparenti. Se infatti tu ti abituassi ad ascoltar la voce del popolo, ti accorgeresti che la gente parla e segue i suoni, che il reale senso di un espressione te lo rivelano i suoni, la forma in cui il contenuto si concretizza.

Tornando alla questione del dolore e dell’allegria, nella poesia l’allegria viene dal fatto che non sei più tu col tuo dolore che ti esprimi, ma è il tuo essere a farlo.

Perchè si fa poesia?  Tu per cosa scrivi, per quale motivo hai iniziato?

Io non lo so. Ero un bambino piccolo, 9-10 anni, e leggevo i libri, come i Tre Moschettieri di Dumas, e facevo riduzioni teatrali che recitavo con i miei compagni.; ho sempre scritto, ma non poesie, e non saprei dirti cosa mi ha spinto a scrivere, forse i giornalini, gli album.. non so come ho iniziato, ma ho sempre scritto. Raccontavo cose, scrivevo i miei pensieri, senza nessun obiettivo.

Questo rende più libera la scrittura? Intendo il fatto di non dover soddisfare nessun pubblico, nessun particolare obiettivo.

Certo, ma il mio pubblico in realtà è la gente che ha vissuto con me certe esperienze. Voglio dire, ho vissuto in una famiglia povera, mio padre è rimasto orfano a 11 anni, diventò presto capo officina, aveva alcuni uomini da controllare ma niente che ci regalasse sicurezze economiche: noi eravamo nella miseria, e durante la guerra ci mancava il sale, in un periodo in cui potevamo permetterci di mangiare soltanto riso. Avevamo arance, certo un prodotto non milanese, testimonianza del fatto che già all’epoca la mafia sapeva come funzionare, e facevamo abbrustolire le bucce d’arance e dopo averle macinate le mettevamo nel caffè, per dar sapore.

Non eravamo ricchi, vivevamo così, questo per dirti che, pensando bene, anche data la semplicità della mia famiglia, forse ho iniziato a scrivere perché a 4 anni gia leggevo lettere stampate, imparai a leggere da mio padre che tenendomi sulle ginocchia mi mostrava le figure di libri di scienza,mi insegnava i nomi degli animali,e io guardando le didascalie piano piano imparai a capire cosa vi era scritto.

Un giorno mia madre andò da mio padre e disse “sai che tuo figlio sa già leggere?”, e mio padre non ci credeva, finché non arrivammo in una via in cui si trovava una farmacia, e per riprova mio padre mi chiese di leggere l’insegna, e poi altri cartelli, e quando vide che effettivamente ne ero capace rimase molto stupito. Un giorno, dovevo aver 5 anni, vidi poi il figlio di un amico di mia madre che scriveva su un foglio bianco con una penna, e io chiesi “cos’è quella roba lì, che vengono fuori delle formichine? “ e lui “questa è una bacchetta magica” “e io rimasi attonito, domandai “come fai?” , per me era una meraviglia, io avevo sempre letto frasi stampate. Questa forse può esser stata la prima scintilla, capisci, o magari  avevo l’attenzione al dire, al voler raccontare.

Poi una sera, nel 1965, mi capitò tra le mani un libretto del Berni, e, ragionamento molto infantile, pensai che in poche righe riusciva a dire tanto quanto un romanzo, e visto che già scrivevo romanzi pensai di passare alle poesie, ed ho cominciato in italiano, perché ero convinto fosse la mia lingua.

Parlando di te si riflette spesso su questa “non corrispondenza” presente tra uso dell’ italiano per la prosa e del dialetto per la poesia, disuguaglianza che personalmente trovo poco logica, poiché  vedo tra i due sistemi linguistici una sorta di continuità. È innegabile però che nell’uso del dialetto rispetto all’italiano ci siano dei vantaggi e degli svantaggi.

Chiaramente scrivendo in dialetto mi leggono molte meno persone, chi scrive in italiano ha molta diffusione, e questo già la dice lunga sulla decadenza del nostro paese considerando che il dialetto è una cosa popolare, che nasce dalla semplicità, ma che può esser usato anche dai colti.. l’esempio lampante è di nuovo Dante, che non solo scrive in fiorentino ma prende termini anche da altri dialetti, come quello brianzolo, o espressioni venete.

Questo è vero,ma è altrettanto vero che effettivamente, per una persona che non conosce il tuo dialetto, è molto difficile capire ciò che scrivi, senza una sorta di “traduzione”.

Quando vado all’estero, io leggo solo in milanese, e la gente ascolta la musica della voce; noi invece, che abbiamo imparato l’italiano attraverso la scuola, siamo stati abituati a stare attenti ai significati, non alla musica della poesia, e questa è una grave mancanza. Ma si deve leggere i poeti nella loro lingua, nel loro dialetto originale.. ogni volta che io leggo un poeta straniero prima guardo l’italiano, poi però cerco di capire la versione originale: è allora che capisci la poesia.

Ricordati che la poesia è orale, è una cosa da tener di conto: già la scrittura è una prima traduzione! Nella scrittura si perde l’emozione del dire, delle parole, l’ambiente dello scritto è freddo, è asettico rispetto a quello della parola, del parlare..

Franco, ho letto il tuo ultimo libro, L’Aria del temp (collana Gli Argani di Mursia), e mi interessava capire il significato che dai al concetto di “aria”, che spesso si trova accompagnato da quello di “tempo”, e che si trova nel titolo ma anche in molte poesie contenute nell’opera.

L’aria è un concetto complesso. Il primo titolo del libro nasce così: io nel 1981 avevo terminato un altro libro, che mostrai ad un amico: il libro non aveva titolo, e il mio amico appena data una prima lettura disse che il titolo doveva esser L’Aria, ed io fui d’accordo, e nella mia mente è sempre rimasta l’idea che effettivamente come titolo fosse indovinato.

L’aria ha tanti significati, assume tutti quelli che ci sono all’interno della poesia: se tu vuoi esprimere qualcosa di non tangibile, ma allo stesso tempo di ricco, ti servi della poesia, ma allo stesso tempo parli di aria, che non si tocca, ma che respiriamo, ci è vitale.. come molte cose che fanno parte della nostra vita, come la luce, le onde elettromagnetiche.

La vera scienza è quella che si pone davanti al mistero, sempre, lo dice anche Bloch, il grande fisico svizzero: “più conosco, più mi trovo davanti al mistero”. Per Einstein la teoria è solo un punto di partenza, non si perviene alle leggi universali per via logica, ma per intuizione, e l’intuizione non la facciamo noi, essa si crea, si fa da sé; ed essa è possibile nel rapporto simpatetico con l’esperienza, cioè il rapporto amoroso con l’esperienza, e questo è molto simile a quello che Dante diceva della poesia.

La dimostrazione di quel che ti sto dicendo è che le grandi scoperte sono quasi tutte fatte per caso, appunto grazie all’intuizione. In questo però ci vuole passione, ci vuole amore per l’osservazione: ed è l’amore che ti muove verso l’intuizione, ed allo stesso tempo chi non ama non riesce a scrivere poesie.

È sempre Dante che ci dice questo, Dante è una fonte immensa, lui ci dice che quando “l’Amor mi spira”, quando l’Amore gli viene incontro, come un soffio, allora egli va significando, ma nel modo in cui l’Amore detta dentro, nel modo in cui l’Amore gli dice di fare: quindi assume importanza non solo quello che viene detto, ma anche il modo in cui viene detto.

L’errore dell’avanguardia è quello di credere che sia utile cambiare le forme, studiare nuove parole, nuove strutture: l’avanguardia è il proseguimento del neoclassico, perché ambedue hanno un’esagerata attenzione verso la forma, e tralascian la sostanza: ma la poesia è un evento, accade qualcosa, non è un progettare, un costruire bei versi; è allegrezza dello scrivere poesia, poiché si entra in uno stato di euforia che coinvolge non solo il tuo ego, ma l’interezza del tuo essere, questo è fondamentale che la gente lo sappia.

La poesia è come la santità: si può esser con Dio e si può esserne lontani: il farsi della parola è poesia, dal farsi parola al mondo è santità. (p)

L’aria del tempo

Price: EUR 15,00

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