Catechesi del lupo

Cinema

Jean-Jacques Annaud, per capirci quello de Il nome della rosa o L’orso, ha la mia stima per conto terzi: fu il collega al quale Sergio Leone volle affidare il progetto del film sull’assedio di Leningrado, nel caso di una dipartita prima dello sblocco sovietico che ne permettesse le riprese. E in effetti, trasferendolo a Stalingrado, il francese ne fece Il nemico alle porte; ma qui, per me, siamo già oltre la stima concessagli.

Affezionato al tema della natura e degli animali, L’ultimo lupo è pane per i denti del regista. Godendoselo finché è possibile come un documentario che ha nel plot solo un fragile collante, è bellissimo: al fascino dei magnifici lupi mongoli s’aggiunge quello della terra che li ospita, illuminata dai verdi e dai gialli di spazi sconfinati, tutti da percorrere a cavallo; anche semplicemente gli abiti tipici, sono meravigliosi. Insomma: come gli ultimi CSI ci potrebbero spiegare, la Mongolia sembra essere avvolta in un incanto speciale.

Ma – lo sapevate che c’era una ma – poi prende il sopravvento la storia, retorica e portatrice di un messaggio che sta nel rispetto per le leggi della Natura, incarnate dalla divinità del cielo Tengger (diventerà un tormentone per qualche giorno, dopo la visione) e rovinate dall’avvento della civilizzazione che s-natura. Un’osservazione interessante è che tale messaggio, rivenduto continuamente all’occidentale come alto ed etico, cozza di fatto con parte dell’ennesimo pacchetto di ciò che è ritenuto alla stessa stregua: alto, etico. La Natura ha il suo equilibrio: il lupo va ucciso perché uccide le pecore degli uomini, ma non sterminato perché uccide anche le gazzelle le quali, mangiando l’erba, sono le vere nemiche della steppa. Così, ci si affanna a riconquistare quel ritmo atavico, sensoriale; poi, a disattenderlo, diventando vegani, o salvando delle specie particolari di coleotteri anche quando la causa è naturale e non dovuta all’uomo; e tutto, a seguito di uno stesso, unico set etico che si auto-contraddice. Ma forse è proprio questa, la radice dell’Occidente: aver fatto della contraddizione una way of life possibile. L’Io universale del Cosmo è decaduto in nome dell’Io contingente che abitiamo, standocene più o meno metaforicamente grassi, retorici (ci sono cascato, adesso, pure io) ed egocentrici. Ne darò dimostrazione ora, sul rush finale: affermando che non sono certo andato a vedere il film per via del mio nomignolo, anche perché l’ultimo, fra i lupi, voglio essere io – pare che poi, l’ultimo, sarà il primo. Come potrei definirmi, un agonista sulla lunghissima distanza? Ok. E voi?! (Lu po)

L’orso

Price: EUR 39,17

4.8 su 5 stelle

 

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