Bacalov e il concetto di sound in breve

Storia e attualità

Se ascoltate La partita di pallone (Umbrella, Rihanna) di Rita Pavone o Legata a un granello di sabbia (You’re beautiful, James Blunt) di Nico Fidenco, vi imbattete in un arrangiamento di Luis Enriquez Bacalov, scomparso in questo novembre 2017; oggi, il suo corrispettivo sarebbe forse Pharrell Williams; Timbaland, qualche anno fa, o Dr. Dre ancora prima: quello che oggi è più il touch, quella riconoscibilità vincente che ha come terminus i suddetti personaggi ma che sono frutto di un lavoro di squadra e della tecnologia, è stato un tempo il vero e proprio arrangiamento di un direttore d’orchestra, almeno a partire dal ventennio fascista (con un’impennata di qualità dalla fine dei ’50) fino agli ’80 esclusi. Il pop degli anni ’60 era arrangiato da Reverberi, Morricone (suo è quello di Sapore di sale, ad es.) o, appunto, Bacalov. Per merito (o demerito) loro, determinati anni hanno determinati colori sonori.

Questo argentino naturalizzato italiano è famoso soprattutto per aver fruttato un Oscar a Il postino grazie alla sua dolce colonna sonora, con quel bandoneon struggente, e alla conseguente querelle musicale di Endrigo che – dopo aver, molti anni prima, composto e lavorato insieme a Bacalov – riconoscendo qualche nota di troppo della sua Nelle mie notti in quel soundtrack, lo accusò di plagio (e non c’è niente da fare, è proprio così: basta confrontare e ascoltare; d’altronde, al tempo fu scritta proprio mentre collaboravano).

Insomma, credo che il miglior modo di ricordare Bacalov, che naturalmente ha scritto molte altre belle colonne sonore (cito solo quella di Django, dato che il film è un cult), sia comunque sottolineare quanto sia stato incisivo per due decenni buoni nella Storia della musica leggera italiana. Fra gli orientatori del sound anni ’60 – che era ricco ma leggero, scaturito da seri studi ma capace di regalare una spensieratezza mai più sentita da allora – offre poi le proprie capacità anche al progressive anni ’70, lavorando ad esempio con Il Rovescio della Medaglia in Contaminazione: non a caso, l’album in cui la band cercò di coniugare Bach con le esperienze di quel periodo. In particolare, anche a livello compositivo è fondamentale il suo ruolo nel Concerto Grosso dei New Trolls, un piccolo capolavoro, un quasi unicum nel panorama di quegli anni. Perché non era abbastanza progressive da dover parlare per forza di folletti nel guscio di lumache stellari o cambiare 38 temi in 12 minuti, ma  non era nemmeno abbastanza pop da poter essere considerato tale, o traducibile in un singolo di stampo classico.

I sound raccontano il tempo: questo è il punto. Sono sintesi eccezionali, anche quando non ci piacciono, perché importano il periodo vissuto in sonorità ed atmosfere, che si legano poi alla nostra memoria, come Proust e la sua Recherche più di ogni altro autore ci ha insegnato. Bacalov è stato uno degli stregoni di questo rito magico per vent’anni e più, ed erano peraltro vent’anni fondamentali; mica roba da postini!

Sarebbe bello rivolgervi una domanda, a questo punto, e ottenere tante e varie risposte: chi sono gli stregoni del futuro? Che sound immaginate – prendo a prestito il modo in cui ve lo chiederebbe un politico – per vostro figlio? (LU Po)

 

 

 

 

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