Acidi, vortici e Von Trier: intervista a Jun-His degli Oranssi Pazuzu

Musica

Black metal psichedelico.
Black metal psichedelico?
Black metal psic… no, dai, è uno scherzo, vero?
Diciamo che da quando cinque oscuri druidi, provenienti dalle lande ghiacciate della Finlandia, e che rispondono al nome di Oranssi Pazuzu, hanno fatto irruzione nelle mie orecchie, e attraverso esse si sono incuneati nella mia psiche, quella definizione pare avere un senso. E pare proprio che i nostri Pazuzu arancioni siano gli unici a poter vantare di simile definizione, in specie dopo la loro ultima prova in studio, ovvero il bad trip acido e funereo che risponde al nome tutto puntellato e nordico di “Värähtelijä”. Il disco è uscito il Marzo scorso e noi, con il nostro solito tempismo infallibile, siamo riusciti a stabilire un contatto via etere con il misterioso Jun-His, voce e chitarra del gruppo, ovviamente grazie ai nostri (ed ai suoi, soprattutto) potentissimi mezzi psichici. Paura, eh?

D: Prima di tutto, vi ringrazio per la vostra disponibilità. Parliamo del vostro ultimo album, “Värähtelijä”, partendo dalla copertina: mi sembra che sia un ciuffo di capelli, illuminato da una luce lontana, eppure potrebbe sembrare anche un vortice di luce, un tunnel. Secondo me, rispecchia il mood e le sonorità circolari e ipnotiche dell’album. Quand’è stata scattata la foto, e perché l’avete scelta per la copertina dell’album?
Jun-His: La foto è stata scattata dalla fotografa Andrea Petrovicova, durante un nostro concerto a Praga. Quando l’abbiamo vista per la prima volta, sapevamo che prima o poi l’avremmo utilizzata, in un modo o in un altro. Così, da quando abbiamo iniziato a lavorare sul nuovo materiale, abbiamo deciso di sceglierla come copertina dell’album, piuttosto che utilizzare un altro dipinto. La foto rappresenta un momento in cui la realtà si lega a qualsiasi cosa si voglia interpretare.

D: E’ormai chiaro che voi cantate quasi esclusivamente nella vostra lingua madre, il finlandese; questo a volte disorienta l’ascoltatore, ma è un elemento intrigante che ben si sposa con le vostre sonorità. Io ho provato a comprendere, a tradurre qualche vostro testo, non avvalendomi di quel cazzo di traduttore di Google. Ci puoi dire qualcosa in più sui significati delle tracce contenute in “Värähtelijä”, e il significato stesso del titolo?
Jun-His: Le tematiche hanno principalmente a che fare con ciò che accade nei recessi più reconditi della mente. Parlano della psiche umana, della nostra percezione della realtà e di come ci confrontiamo con essa. Qualche tematica isolata: l’immergersi nell’ignoto, il sacrificio di sé stessi, la trasformazione, incentivare l’odio, le gerarchie del potere, la morte e il dissolversi nel cosmo.

D: Tornando sulle vostre copertine, quella del vostro primo LP ritraeva un astronauta immerso in una nube grigiastra. Quella copertina mi ha ricordato qualcosa degli Hawkwind e, in generale, tutto l’immaginario che circonda quelle sonorità spaziali, quelle band di fine sessanta-primi settanta; poi, ascoltando quell’album per la prima volta, ho effettivamente notato una connessione ipotetica tra i Darkthrone e “A Saucerful of Secrets”. Ora, 3 album dopo, sentite ancora di avere quella connessione?
Jun-His: Le band che hai citato, specialmente i Darkthrone, sono una grande influenza per tutti noi. Il concetto iniziale che si celava dietro la band era quello di mescolare la freddezza del black metal con delle atmosfere più psichedeliche, ma anche con delle vibrazioni e dei ritmi tribali, kraut-rock. La connessione con gli Hawkwind si basa più sul concetto sul fatto che condividiamo delle simili vibrazioni. Essere una band di hippie, mantenendo però quell’aura minacciosa e oscura, che negli Hawks era conferita dalla presenza di Lemmy.

UNA DOMANDA IDIOTA, pt. I : hai mai visto dei fantasmi?
Jun-His: No. Se l’avessi fatto, non avrei mai pensato che lo fossero veramente. Mi sarei auto-internato in un manicomio, ammettendo di aver avuto delle allucinazioni.

D: La vostra musica evoca diversi scenari, immagini e sensazioni che io colloco in un territorio cinematografico; per me, ascoltare “Värähtelijä”è come guardare un film di Von Trier sovrapposto a “2001: Odissea nello Spazio”, laddove la componente black metal è Von Trier, credo, ma a volte è Kubrick a prendere il sopravvento, quando v’imbarcate sull’astronave e volate nella stratosfera. Ed è molto figo. Vi sentite, in qualche modo, influenzati dalla cinematografia? Il vostro nome si rifà anche ad uno dei demoni più terrificanti del cinema horror…
Jun-His: Sono sicuro che, come esseri umani sensibili, siamo ispirati da qualsivoglia tipologia artistica. Specialmente Von Trier è stato di grande ispirazione per il nostro album precedente, “Kosmonument”. E si, vogliamo fare musica “visuale”, che evochi delle immagini. Cosicchè quando chiudi gli occhi, si generino degli immaginari nella tua testa. In effetti questo è uno dei criteri più importanti al quale ci atteniamo, quando scriviamo un pezzo, o un singolo passaggio di esso. Deve evocare immagini, idee.

UNA DOMANDA IDIOTA, pt. II : guardi la TV?
Jun-His: No, non sopporto le pubblicità. Guardo film e documentari su internet.

D: Nei mesi scorsi avete anche fatto tappa da noi, in Italia. Io vi ho persi e adesso mi sto dando del cretino, ma non importa. Vi siete divertiti nel nostro paese? Com’è stata l’accoglienza nei vostri confronti?
Jun-His: E’ stato fantastico! Sono stati concerti molto intensi, mi è piaciuto molto. Ho avuto l’impressione che la gente seguisse quello che facevamo sul palco, che fossero concentrati al 100%.

D: Quest’anno avete anche preso parte al Roadburn Festival a Tilburg, in Olanda (saranno presenti anche nella prossima edizione, ndr). Ed avete suonato in una cornice davvero speciale, il Patronaat, una sorta di chiesa sconsacrata. Com’era l’atmosfera?
Jun-His: E’ il miglior festival di tutti, senza dubbio. Il posto perfetto in cui avremmo potuto suonare. Anche lì, stessa impressione sul pubblico: concentrati e attenti al 100%. E’ un pubblico difficile, quello del Roadburn, e non esitano neanche a farti notare se hai suonato di merda. Siamo onorati di potervi partecipare anche il prossimo anno.

UNA DOMANDA IDIOTA, pt. III : una maglia che hai nel tuo armadio e che indossi frequentemente.
Jun-His: Ho maglie di band. Tante maglie dei Dark Buddha Rising.

D: DIRT Magazine parla di musica, ma anche letteratura, cinema, poesia e pure di pornografia. Tranquillo, non ti chiederemo niente a proposito della pornografia, ma vorremmo sapere : quali sono i libri e i film con cui sei andato più in fissa, ultimamente?
Jun-His: “Melancholia”di Von Trier mi colpì moltissimo, quando uscì qualche anno fa. Credo che niente l’abbia eguagliato né superato, da allora. “Europa Report” è un bel film di fantascienza. Anche la serie “Expanding” sembra interessante. Stessa discorso per“Westworld”. Una docu-serie che s’intitola“How We Got To Now” è molto interessante, ve la consiglio. Non leggo moltissimi libri.

UNA DOMANDA IDIOTA, pt. IV : un momento buffo, grottesco o strano del tour.
Jun-His: Non saprei. Siamo dei tizi molto noiosi.

D: Prima di lasciarci, un piccolo gioco infantile, se mi permetti: quale sarebbe la lineup della tua band ideale?
Jun-His: Philip Glass (presumo alle tastiere, ndr), Robert Fripp (alla chitarra, scommetto, ndr), Michael Gira (alla voce e al cappello da bovaro, senza dubbio, ndr), John Bonham (alle macchine da corsa ed alle bottiglie di Jack, ndr).

UNA DOMANDA IDIOTA, pt. V : pensi che Satana sia un figo?
Jun-His: Si, figo tanto quanto Babbo Natale, ed altri personaggi di fantasia…

D: grazie ancora per la disponibilità e per la splendida musica!
Jun-His: Grazie a voi.

Ps. Se ancora non avete ascoltato “Värähtelijä”, fatelo. E’ un trip cosmico-circolare fighissimo e vi fotterà il cervello.
E, se proprio non ci tenete, fa niente: sarà Jun-His a fottervi il cervello, e a punirvi con il suo potentissimo raggio psichico di gelo.

Aloha,

hel ter.

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Hello, non-italian fans. This is the interview in a language commonly known as English. Relax, take a good cup of tea, sit down, relax and enjoy yourselves. 

First of all, thank you for your time and disposability.

D: Let’s talk about your latest effort, “Värähtelijä”, starting from the album cover: I suppose that is a tuft of hair with a backlight, but it reminds me of a tunnel with a circular light in it which, in my opinion, kinda reflects the vibes and the atmosphere of the record. When the photo was shot, by who and why you chose it as the record cover?

Jun-His: The photo was taken on a show at Prague by Andrea Petrovicova. When we saw the photo we kind of had the idea already brewing that it could be used somehow. As we started working on new material and the concepts in it, we knew that we wanted to have a photo this time instead of a painting as a album cover. The photo represents a moment when reality seems to bend into whatever our minds want to interpret it to.

D: It’s almost a proven fact that you sing quite exclusively in your motherlanguage, finnish; this often “disorient” the listener, but also is well bounded to your sound, it fits a lot. I tried myself to understand some lyrics, despite of using that fucking google translator. Can you tell us more about the lyrical themes of “Värähtelijä”, and the meaning of the album title itself?

Jun-His: The themes have a to to do with what goes on inside the hidden corners of the mind. Its about human psyche and how we define our reality and how we experience it. Some of the individual themes are: diving into the unknown, self sacrifice, transformation, empowering hatred, hierarchies of power, death and dissolving into eternal cosmos.

D: Speaking of album covers, the one of your first LP depicted a spaceman in a grey haze. That cover made me think about Hawkwind and, in general, the imaginary that’s all around those space vibes and bands of the late sixties- early seventies; then, listening to that album for the first time, I actually found that there was a connection in between Darkthrone and “A Saucerful of Secrets”. Now, 3 albums later, do you still find and feel that connection?

Jun-His: The bands you mentioned, especially Darkthrone is a big musical influence to the band. The initial thought behind the band was to mix coldness of black metal into more psychedelic surroundings and also into more tribal, kraut rock type of rhythms. Hawkwind connection is more about the concept of the band that has a similar vibe. Being a hippie band that still because of Lemmy has very menacing and aggressive feel to it.

A TRIVIAL QUESTION, pt. I : have you ever seen ghosts?

Jun-His: No. If I did, I wouldn’t think its ghosts. I would commit myself into a mental institution and say I’m hallucinating ghosts.

D: Your music evokes several scenarios, images and feelings that I place in a cinematographic territory; listening to “Värähtelijä”is like watching a Von Trier movie above “2001: A Space Odyssey”, when the black metal component is Von Trier I suggest, but sometimes Kubrick takes over when you take the spaceship and fly in the stratosphere. And this is kinda cool. Do you feel somehow influenced by cinematography? Your name also refers to the most badass demon in horror movies…

Jun-His: We draw influences as human beings from all art forms Im sure. Especially Von Trier has been a big influence to the album “Kosmonument“. And yes, we want to make visual music. So that when you close your eyes, you have some sort of imaginary going on in your head. Thats actually one of the criteria we have for a song and a part. It has to evoke visual ideas and thoughts.

A TRIVIAL QUESTION, pt. II : do you watch TV? And why?

Jun-His: No, I can’t stand the commercials. I watch movies and documentaries from the internet.

D: In the past months, you played a few gigs in Italy; unfortunately, I lost them and now I’m cursing myself. I’m a moron, nevermind.. did you enjoyed your time in our country? How was the acceptance?

Jun-His: It was great! I like how intense concerts they were. Felt that people were listening everything we conjured in 100% focus.

D: You also played at the huge Roadburn Festival in Tillburg, a couple of weeks ago, in a very special venue, The Patronaat. How was the atmosphere? Suppose it was cool..

Jun-His: Its the best festival. The perfect place for us to play there. Same thing there with audience having 100% focus. They also will notice if you play a shit show. Glad to say that we will be playing there 2017 as well.

A TRIVIAL QUESTION, pt. III : a shirt that you have in your closet and you like to wear the most.

Jun-His: Band shirts. Many Dark Buddha Rising shirts.

D: DIRT Magazine talks about music, but also literature, cinema, poetry and even pornography. We won’t ask you nothing about pornography, but we would like to know : which are the books and movies that impressed you the most, recently?

Jun-His: “Melancholia” made a huge impact years ago. I think nothing has topped that so far. “Europa Report” was pretty good sci-fi. Also the series “Expanse” seems promising. Same with “Westworld“. Documentary series called “How We Got To Now” was really good. I don’t really read books so much.

A TRIVIAL QUESTION, pt. IV : a funny moment of the tour, and an embarassing/strange/grotesque one.

Jun-His: I don’t know. We are boring guys.

D: Before we leave, let’s do a childish fantasy game, if you don’t mind: what would be your “ideal”, fantasy band and what members would have? We also wanna know the name..

Jun-His: Philip Glass, Robert Fripp, Michael Gira, John Bonham.

A TRIVIAL QUESTION, pt. V : do you think that Satan is cool?

Jun-His: Just about as cool as Santa Clause and other fairy tale characters.

So, thank you a lot for your time again, sorry for my bad english! Wish you good luck for anything to come, thanks for the awesome music.

Jun-His: Thanks.

hel ter.

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