1978: una storia argentina

Letteratura

In primo luogo servirà dire che l’autrice del romanzo, Manuela Correros, giornalista argentina “nata nel 1965 a Buenos Aires, dove vive in stato di semiclandestinità”, la quale ricostruisce nel romanzo la storia della sorella Paula rapita dagli scagnozzi del dittatore Videla, in realtà non esiste: gli autori del romanzo sono sedici, e nessuno di loro ha una sorella Paula finita tra i desaparecidos.

Precisato questo, 1978-Come un romanzo è un’ottima opera, e sebbene l’argomento non sia dei più originali (di libri sul regime militare di Videla ne esistono a centinaia), è interessante e coraggioso il modo in cui il tema centrale, appunto la sparizione della signorina Paula Correros e del marito Enrique Kositsky, si intreccia ad altri eventi: nel romanzo seguiamo i Mondiali argentini del 1978 (vinti dalla squadra di casa trascinata dall’eroe Mario Kempes -che, ricordate?, durante la premiazione successiva alla vittoria della finale contro l’Olanda, rifiutò di stringere la mano a Videla, provocando lo sdegno del resto della squadra-, di cui la fantomatica Manuela è perdutamente innamorata), l’infruttuoso tentativo, da parte dei sudamericani, di liberare le isole Malvinas dalla sovranità del Regno Unito, e in particolar modo le vicende famigliari del capitano Alfredo Ignacio Mancini, che alla Guerra delle Falkland-Malvinas prese parte.

Il tutto, e qui forse risiede l’aspetto più interessante dell’opera, raccontato attraverso pagine di giornale, diari, trascrizioni telefoniche e di confessioni, email e verbali di interrogatorio; lo stile richiede e offre velocità, i capitoli sono brevi, molti i dialoghi, e rapido l’alternarsi dei punti di vista dei protagonisti.
Romanzo ambizioso e ben realizzato, non così recente -la sua pubblicazione risale al 2008-, ma che, anche a distanza di anni, vale la pena consigliare. (p)

1978-Come un romanzo, di Manuela Correros (a cura di Francesco Niccolini). Manni Editori, 2008, pp.119 

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1 Comments
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  • Lu po
    17 aprile 2015 at 18:51

    Ora, caro P., potrei farti impazzire (com’è piccolo il mondo, buon Gesù!) affermando – e lo affermo – che uno di quei sedici songhe io. Bene: indovina, adesso, quale parte ho scritto?! PS INCREDIBILE

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